Eve Ariza, giovane artista quarantaquattrenne, nata in Francia, espone la sua grande opera "Murmuri", occupando l'intero Padiglione dell'Andorra, in occasione della 57° edizione della Biennale Internazionale d'Arte di Venezia. Il Padiglione ha una posizione abbastanza fortunata perché si trova in un luogo ameno, un po' fuori dalla portata del turismo di massa, dove però si trovano altri padiglioni, come quello della Mongolia, Mauritius e Zimbabwe, che creano un piccolo polo museale.

Mumuri e la meditazione

Il Padiglione dell'Andorra, a differenza di molti altri che si compongono di varie opere e di vari artisti, è composto unicamente dalla composizione artistica di Eve Ariza.

Diverse centinaia di vasetti di ceramica dalla forma somigliante a quella di una bocca umana semiaperta ricoprono le pareti del padiglione e il pilastro centrale. Lo spettacolo visibile agli occhi di uno spettatore è magnifico. I vasetti, composti di diversi tipi di ceramica, assumono colorazioni diverse, sfumature del rosa, del rosso, del grigio e, alcuni, si avvicinano al nero, creando una parete incredibilmente viva e meravigliosa.Anche solo esteticamente, quest'opera assume un valore immenso.

Questi vasetti producono una leggere vibrazione, facilmente trascurabile nel momento in cui ci si ritrova ad ammirare la composizione, in particolare nel momento in cui il numero di visitatori cresce ed il rumore di sottofondo aumenta. Questo suono ha, però, una ragion d'essere: è stato studiato apposta per concedere e favorire la meditazione.

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Visitando il padiglione in un momento di poco caos, è facile concedersi qualche momento di dialogo con il proprio Io.

La Ciotola che parla

Eve Ariza si contrappone alle chiacchiere inutili che il mondo quotidiano propone. Troppe parole usate nel modo sbagliato, che ci fanno perdere la concentrazione su noi stessi e sulla nostra interiorità. Paradossalmente le uniche parole che l'artista ci chiede di ascoltare sono quelle delle ciotole che lei ha disposto sui muri del padiglione. Escludendo il mondo e concentrandosi unicamente sulla Biennale di Venezia, veniamo immersi in un mondo di caos, frastuono, disordine e rumore, che deviano la nostra mente da noi stessi, proiettandola su cose futili e lontane da ciò che veramente sentiamo e proviamo. Stare in silenzio davanti a queste ceramiche sussurranti, ci mostra un fenomeno di trasformazione materica, in cui la ciotola si trasforma in persona e ci sussurra cose che solo meditando posiamo capire.