"Siamo diventati schiavi del web molto prima di capire in che misura la tecnologia avrebbe cambiato le nostre vite". Leggendo questa frase, contenuta all'inizio dell'ultimo libro di Andrew O'Hagan, "La vita segreta - tre storie vere dell'era digitale", Francesco Guglieri ha introdotto la nuova puntata di "Giorni Selvaggi", appuntamento con gli scrittori promosso dal Salone del Libro, il Circolo dei Lettori, Librerie Indipendenti COLTI ed altri prestigiosi partner. L'incontro si è tenuto in una della sale delle Officine Grandi Riparazioni, un'ottima occasione per ritornare nella splendida location.

Il libro

O'Hagan, sollecitato dalle domande poste da Guglieri, ha brillantemente sintetizzato il suo ultimo lavoro illustrando, con un'ottima dizione, le diverse parti del lavoro.

Come suggerisce il sottotitolo, Andrew racconta tre storie vere, vissute da lui in prima persona (al punto talvolta di credersi uno dei protagonisti stessi del libro). Nel primo episodio viene incaricato da un editore scozzese per redigere, in forma di ghost writer, la biografia di Julian Assange, già profumatamente pagata. L'incontro con Assange ed il suo seguito rivela all'autore tratti ed aspetti non conosciuti del personaggio, con alcuni momenti davvero unici come la guerra cibernetica tenutasi in una cucina scozzese da Assange e il suo staff mangiando lasagne con le mani per annullare il tentativo di Mubarak di bloccare la rete durante la rivoluzione egiziana. Nel terzo l'autore viene contattato da uno studio di avvocati per conoscere e presentare al grande pubblico l'inventore dei bitcoin, moneta virtuale che dovrebbe porre fine alle speculazioni bancarie e finanziarie.

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Anche in questo capitolo le sorprese non mancano. Nel secondo, non meno importante, Andrew O'Hagan presenta le tecniche utilizzate dai buoni (le forze dell'ordine) ed i cattivi (malviventi e terroristi) e personalmente testate dall'autore per frequentare in anonimato il dark web.

Quella del moltiplicarsi delle identità è uno dei temi ricorrenti del libro. Facebook afferma che ci sono almeno 67 milioni di utenti "falsi" sul suo social, persone che si sono inventate una nuova identità, magari più consona ad alcuni aspetti della propria personalità, più nascosti. Come le maschere che a turno indossiamo di pirandelliana memoria o "Lo strano caso del Dottor Jeckyll e mister Hide" (libro profondamente amato dall'autore), l'uomo tende a presentare al mondo un altro se stesso, e la Rete ed i social non hanno che acuito questo fenomeno.

Riusciranno le nuove generazioni a dominare le tecnologie invece di esserne soggiogati come oggi capita? Difficile a dirsi. basta aspettare, la risposta arriverà da sola.