È uscito da pochi giorni in America Robin, la biografia definitiva su Robin Williams, scritta da Dave Itzkoff. Il libro in Italia sarà pubblicato da Mondadori e sarà reperibile in tutte le librerie italiane a partire dal prossimo luglio. L'autore, tramite l'ausilio di molte interviste rilasciate da amici e parenti, ha compiuto un lavoro certosino per andare ad indagare il Robin Williams uomo, che ben si celava dietro i suoi innumerevoli personaggi che spesso utilizzava anche nella vita di ogni giorno per far ridere gli altri, per non prendersi mai sul serio e per nascondere ai più il suo animo contrastato e sofferente.

È difficile pensare che una persona così allegra, capace di dar vita personaggi spesso esilaranti interpretati in tv o in pellicole memorabili come Mork & Mindy, Toys, Mrs. Doubtfire, Jumanji, la trilogia di Notte al Museo, Hook, L'uomo bicentenario, potesse essere, in realtà, un uomo così introverso e intimamente devastato da paure e insicurezze. E non lo si poteva intuire nemmeno dall'atteggiamento che aveva calcando il palco dei più grandi teatri statunitensi, sempre sold out, con il suo one man show Weapons of Self-distruction con cui a fatto ridere migliaia di persone.

Ma forse il vero Robin Williams lo abbiamo percepito nei film come L'attimo fuggente, Will Hunting, Al di là dei sogni, Insomnia in cui si intravvedeva cultura, malinconia, introspezione, profondità, follia, qualità che erano proprie dei personaggi interpretati, ma che probabilmente si avvicinavano almeno in parte al Robin Williams uomo, che è poi quello raccontato nella biografia di Dave Itzkoff.

Gli ultimi giorni e la morte di Robin Williams

Nella biografia Robin viene toccato dall'autore anche l'ultimo periodo di vita dell'attore, con testimonianze inequivocabili di chi gli è stato accanto.

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È così che la truccatrice Cheri Mins racconta che sul set di Una notte al museo 3 Williams fosse in condizioni di profonda disperazione perché non riusciva a rammentare le battute del copione: "Ogni fine giornata, singhiozzava tra le mie braccia. È stato orribile". Furono questi i primi segni che il morbo di Parkinson, di cui l'attore era affetto, stesse progredendo inesorabilmente.

La terza moglie Susan Schneider ricorda il progressivo declino fisico e psichico di suo marito, affermando che "Odiava non riuscire a trovare le parole, quando conversava.

A volte si bloccava in una posizione, incapace di muoversi: la cosa lo frustrava. Iniziava ad avere problemi di vista, non riusciva a valutare distanza a profondità. Era sempre confuso. Ho pensato: mio marito è ipocondriaco? Abbiamo indagato e provato qualsiasi cosa, ma non c'erano risposte".

Questo succedersi repentino di amnesie e di improvvisi blocchi motorii contribuirono inesorabilmente all'idea di una precoce fine che si fece realtà quando l'11 agosto del 2014 Rebecca Erwin, assistente personale dell'attore, trovò Robin Williams cadavere.

In un secondo momento si seppe che l'attore si era suicidato impiccandosi con la sua cinta alla maniglia di una porta. In seguito all'autopsia venne scoperto che Robin Williams soffriva anche di demenza da corpi di Lewy, mai diagnosticata in vita, che ha come effetto collaterale quello di provocare allucinazioni, che potrebbero anche essere alla base del suicidio, visto che l'attore non lasciò alcun biglietto di addio, né diede intendere, nelle ore precedenti il suicidio, di essere giunto al punto di non ritorno.

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