Per i tipi di Einaudi, con 252 pagine fitte di interessanti punti di vista, sugli scaffali degli store fa bella mostra di sé – proprio oggi, 11 giugno 2019 – un dialogo sapientemente disperso su carta da libro e che titola lungimirante, “Una vita in parole. Dialogo con I. B. Siegumfeldt”. I dialoganti rispondono ai nomi di Paul Auster e I. B. Siegumfeldt. Lo scambio di vedute è inteso a, va da sé, cercare una risposta quanto più attendibile in riguardo alla genesi di un’opera scritta.

Gli autori

Del primo si sa soprattutto, fra le opere narrative nate dalla sua inventiva, che è l’autore di un caso letterario che scosse in maniera importante l’attenzione dei lettori, ovvero “Leviathan” uscito nel remoto 1992: lo scrittore statunitense non fu restio a sciogliere fra le sue pagine intenti metaforici – la sempiterna lotta dell’uomo – e accenni realistici come quello che ricordava il terrorista Unabomber, personaggio consegnato alla storia di quegli anni cupi.

Di Inge Birgitte Siegumfeldt le notizie conducono alla sua qualifica di professore associato presso l’Università di Copenhagen; la professoressa, forte dell’appartenenza al Department of English, Germanic and Romance Studies, ha speso alcuni anni di confronto con lo scrittore americano, per la realizzazione di “Una vita in parole. Dialogo con I. B. Siegumfeldt”. in riguardo al suo prossimo futuro di studiosa si sa che è impegnata con due progetti teorici dal titolo “Privilegio, Principianti” e “Passati”.

Il contenuto dell’opera

Paradossalmente il libro nasce all’insegna dello scetticismo.

Infatti l’autore di tanti successi letterari – fra i tanti, oltre al già menzionato “Leviathan”, si ricordano in ordine sparso “Città di vetro” (1985); “Nel paese delle ultime cose” (1987); “La musica del caso” (1990); “Timbuctù” (1999); “La notte dell’oracolo” (2004); “Viaggi nello scriptorium” (2007); “Sunset Park (2010); etc. – non sembrava molto entusiasta di parlare con la professoressa dei motivi, delle ispirazioni e di tutto l’armamentario culturale che lui aveva spiegato, e che continuava ad usare a ogni nuovo libro che si accingesse a scrivere.

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Ma e probabilmente, di fronte al convinto atteggiamento positivo sull’esito del confronto da parte della sua interlocutrice, deve aver capitolato. Da ciò, quindi, è scaturita l’apertura da parte del dubbioso scrittore, che ha permesso alla Siegumfeldt l’accesso alle prerogative della sua arte narrativa. Questa opera diventa l’occasione per un viaggio letterario, culturale e soprattutto umano, che riesce a incrementare un ponte tra chi parla di eventi culturali e chi fa narrazione che tratta l’evoluzione individuale e sociale del pianeta uomo.

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