Come ricorda Open, che oggi ha pubblicato un'intervista che lo vede protagonista, Willie Peyote sarà uno degli artisti che il 19 gennaio 2020 canteranno a Bologna in piazza VIII Agosto, sul palco dell'evento organizzato dalle sardine, lo stesso su cui suoneranno anche Marracash, Afterhours, Subsonica, Modena city ramblers, Marlene Kuntz, Vasco Brondi e tanti altri.

'Chi dice 'Non sono razzista ma' è un razzista ma non lo sa'

Il rapper torinese non hai mai fatto mistero del suo pensiero in ambito politico – circostanza che rappresenta ormai l'eccezione più che la regola tra i rapper italiani più conosciuti – non a caso uno dei suoi brani più popolari, nonché uno tra i più apprezzati durante gli eventi recentemente organizzati dalle sardine, si intitola proprio 'Non sono razzista ma'.

Il testo del pezzo smonta e critica molti degli stereotipi razzisti più comuni, emblematica in tal senso la frase del ritornello: "Chi dice 'Non sono razzista ma' è un razzista ma non lo sa".

Nell'intervista caricata oggi pomeriggio sui social del giornale online diretto da Enrico Mentana, Willie Peyote ha parlato del suo processo creativo, spiegando di non avere dei veri e propri standard, e tantomeno delle tempistiche certe, per quanto riguarda la creazione dei suoi brani – "altrimenti sarebbe una fabbrica", ha infatti sottolineato alla fine dell'intervista – ma ha anche svelato alcuni aneddoti relativi alle prime fasi della sua carriera, quando ancora lavorava come formatore in un call center e, su consiglio di due vere e proprie leggende del Rap italiano, ovvero Primo e Brown e Tormento, decise di licenziarsi per concentrarsi al 100 % sulla musica.

Willie Peyote ed il consiglio di Primo e Tormento: 'Se sei in una situazione troppo comoda alla fine non hai abbastanza fame'

Una scelta che oggi, a qualche anno di distanza, possiamo considerare sicuramente azzeccata.

"Quando mi sono licenziato non ero ancora arrivato ad un punto di svolta – ha spiegato Willy Peyote, riferendosi al periodo in cui il suo nome cominciava a circolare in ambito rap underground, ma la sua attività di rapper non poteva ancora essere considerata come un lavoro vero e proprio – in realtà sono stati Primo e Tormento a spingermi a licenziarmi, spiegandomi che in realtà, se sei in una situazione troppo comoda alla fine non credi abbastanza in quello che stai facendo, non hai abbastanza fame.

In quel momento effettivamente avevo il reddito del mio lavoro e allo stesso tempo iniziava a funzionare (con il rap, ndr), niente di straordinario, però inizialmente si poteva tirare la cinghia e investire in quello. Poi in realtà una vera e propria svolta non c'è stata, ma non credo che la vorrei, preferisco comunque costruire, così i vari step si sedimentano e costruisci su basi solide".

Anche in un'intervista concessa nel 2017 a 'Rapologia' Willie Peyote aveva raccontato l'aneddoto del consiglio ricevuto da Primo Brown e Tormento, queste le sue parole: "Mi dissero che se volevo fare musica di qualità, che mi rispecchiasse al 100%, dovevo mollare il lavoro.

Avere il 'cu.. parato' a loro dire non ti permette di dare tutto nella musica, perché inconsciamente si sa di avere un piano B".

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