Barbara Cavaleri è un'artista dallo spiccato look anni '80-'90 e lo stesso mood è evidente nella sua personalità e nei suoi testi. In particolare la cantautrice, che negli anni si è cimentata in vari generi quali la classica, il pop, il gospel, il soul, il jazz e la performing art, spiega il perché siano tornate queste influenze. Oggi Barbara Cavaleri lavora come autrice di testi e melodie in ambito cinematografico e nell’ambito del VoiceOver.

In passato i suoi brani sono arrivati anche in tutta Europa e in Giappone e ora a Blasting News presenta il suo ultimo album: Come una stella - Novastar.

L'intervista a Barbara Cavaleri

Hai un background artistico e formativo davvero ampio ed eterogeneo, ma oggi come ti presenteresti artisticamente a chi ancora non ti conosce?

'Grazie, vivo come una ricchezza, oggi, ciò che descrivi. Sono una cantautrice, nasco come vocalist, mi sono fatta largo in un mondo musicale indipendente e amo l’arte a 360°. Ho studiato tutte le discipline, le ho esercitate professionalmente e le tengo e sviluppo nei miei progetti produttivi'.

Raccontaci qualche curiosità su di te, qualcosa che alla stampa non hai mai raccontato.

'Allora dovrei continuare a non farlo! (ride, ndr). Conservo e ho riacquisito da poco le audiocassetta di quando avevo 5 anni. Le ho riascoltate e mi sono commossa perché non ricordavo ciò che creavo nella solitudine della mia stanza dei giochi. Interi spettacoli, tendenzialmente circensi con colonna sonora vocale'.

L'album Come una stella - Novastar

Come una stella - Novastar, il tuo ultimo album, può essere il riepilogo, il greatest hits della tua carriera fino a qui?

'Mah, non saprei davvero. Sicuramente lo vivo come un grande punto di arrivo musicale interiore. Chissà cosa verrà dopo'.

Dici che la donna protagonista di “In lattina”, brano dell’album, è alla perenne ricerca di un’accettazione sociale e personale, anche per te è così? Sei tu la donna di Novastar?

'No, io sono soddisfatta oggi della posizione sociale che ricopro. Non ho mai avuto reali problemi di “collocazione”, sono sempre stata circondata da molti amici e cari.

Ciò non toglie che osservando il mondo ogni tanto mi sento come la donna di In lattina'.

La tracklist del tuo album è molto varia e ogni canzone ha un significato profondo e ben definito. Se dovessi scegliere un unico brano dell’album, quello che più senti tuo, quale sarebbe e perché?

'Sceglierei Quello che sei un brano che parla del rapporto tra donna e figlio non ancora nato, parla del valore che si dà alla proiezione dei propri desideri riflessi sull’altro e della delicatezza che questa dinamica può comportare, soprattutto nella vita dei nostri figli, nati o no'.

L’intero album ha molte affinità con il travolgente mood anni ’80: è stata una scelta voluta?

'Non è stata voluta, ma inconsciamente forse è stato a tratti desiderato'.

La musica degli anni '80, '90 e di oggi

Perché secondo te si rimpiangono molto gli anni ’80, anche a livello musicale?

'Perché, come i ’60 e i ’70, hanno portato nel mondo musica che ha “avuto il coraggio” di palesarsi solo in quel momento. Io sono nata negli anni’80, ho vissuto un riflesso di tutta quella cultura e ricordo un gran desiderio di emancipazione e libertà personale. Grandi battaglie culturali e sociali erano però già state fatte, quindi un certo “glitter”, soprattutto nel mondo musicale ha trovato spazio per esplodere.

Respiro e l’introduzione massiva di suoni sintetici. Trovo che anche gli anni ’90 abbiano regalato molto e personalmente a volte mi mancano più quelli'.

Cosa manca alla musica di oggi e agli artisti di oggi? Non solo ai giovani ma anche a chi la musica la fa da tanti anni.

'In Italia manca un po’ di ascolto da parte del pubblico e manca la capacità di trasmettere musica anche da parte degli artisti. Non possiamo lamentarci se non proviamo a veicolare la nostra arte. Mancano i soldi per poter lavorare, scrivere il proprio prodotto e produrlo non in totale autonomia, nonostante spesso ci siano interlocutori interessati a ciò che si crea, un artista deve fare molto da solo, ma ha anche bisogno di respirare, pagare i suoi collaboratori e rientrare dei suoi investimenti.

Pochi ne parlano, ma è così'.

Quanto sono importanti i videoclip a corredo di un brano?

'I videoclip vanno a completare una visione totale di un progetto o di una narrazione. Sono fondamentali'.

Il tuo video più bello in assoluto?

'Domanda difficile! In lattina, fatto con poco, ma con grandissima determinazione'.

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