I Mons, band indie-pop torinese, precisamente di Grugliasco, presentano l'album d'esordio dopo aver calcato palchi importanti in tutta Italia. Il gruppo nasce nel 2015 come cover band, ma già dall'anno seguente iniziano a prendere forma i primi brani inediti.

Nel 2017 arriva il primo Ep, "M.O.N.S.", mentre il 23 ottobre 2019 arriva il primo album ufficiale, "Non può piovere per sempre". La formazione, invariata negli anni, è la seguente: Marco Capitanio voce, Alessandro Crupi chitarra e voce, Marco Garbarino basso e voce, Alessandro Alloj batteria e tastiere, Andrea Colombo chitarra, synth e ableton live.

La band si è raccontata a Blasting News in un'intervista esclusiva, durante la quale ha svelato curiosità e retroscena, ma ha fornito anche pareri sulla musica odierna.

L'intervista ai Mons

Come vi presentereste a chi ancora non vi conosce?

Ciao a tutti, noi siamo i Mons, veniamo da Torino e abbiamo tanta voglia di far sentire la nostra musica. "Amateci o odiateci ma non siateci indifferenti" come disse qualcuno.

Mons, come mai questo nome?

Quando eravamo una cover band ascoltavamo e suonavamo moltissime canzoni dei Red Hot Chili Peppers e un giorno passando davanti a un graffito con scritto Snow, famosissima canzone dei RHCP, c'è venuta l'idea di girare di 180° Snow ottenendo quindi come risultato Mons.

Siete una band di ben 5 elementi: c'è un segreto per andare d’accordo sia artisticamente che umanamente?

Il segreto pensiamo sia la forte amicizia che c'è fra tutti noi. Oltre alla coesione derivante dal fatto di suonare tanto insieme, pensiamo che sul palco si percepisca molto il fatto che oltre a quel tipo di coesione c'è anche quella di un gruppo di amici che esce insieme praticamente ogni weekend, che fa le vacanze insieme, che va a sentire concerti insieme.

Cosa vi accomuna, oltre all'amore per la musica?

Amiamo viaggiare e se possiamo lo facciamo insieme.

Avete calcato già palchi degni di nota, ma qual è il vostro sogno o obiettivo più grande?

Speriamo di vedere sempre più persone che cantano le nostre canzoni sotto il palco, di crescere musicalmente e continuare ad essere reali, autentici.

'Non può piovere per sempre' e 'Fiato Corto'

Il vostro ultimo album, "Non può piovere per sempre", ha un titolo che è anche una delle frasi più famose di Jim Morrison.

Come mai questa scelta?

La scelta di questo titolo prende origine dalla celebre frase del film "Il Corvo" ed è in risposta al sample di Frankenstein Jr. presente in Fiato Corto: "potrebbe esser peggio, potrebbe piovere". Oltre a questo gioco cinematografico, abbiamo scelto questo titolo perché ci sembrava rappresentasse al meglio l'intero concept dell'album, un messaggio di speranza, il fatto di rialzarsi sempre dopo un momento difficile, pensare nei momenti più bui della propria vita che arriverà il nostro momento, che prima o poi le nuvole lasceranno il posto al sole.

Il vostro singolo "Fiato Corto" invece è dedicato ad una persona cara che ora non c'è più.

Oltre che con la musica, secondo voi come è possibile superare un dolore così grande?

Ognuno ha il suo personale modo di elaborare un forte dolore, oltre alla musica lo stare insieme alle persone più care della propria vita secondo noi può aiutare ad uscire anche dal dolore più cupo e intenso.

C'è anche un video di "Fiato Corto?"

Assolutamente sì, il video è disponibile su YouTube e accompagna con una storia profonda e toccante l'esibizione live della canzone.

Perché vale la pena ascoltare il vostro singolo e il vostro album?

Il nostro album tratta tematiche profonde che chiunque ha potuto toccare con mano nella propria vita come la perdita, il dolore, l'insicurezza, l'amore e la ribellione giovanile.

Cosa manca secondo voi alla musica odierna italiana? Del vostro genere indie pop o di altri, o in generale.

Il panorama musicale italiano, a differenza di quello dei nostri amici oltreoceano, ultimamente è poco variegato e non dà voce a molti generi musicali che rimangono quindi sommersi e finiscono per scomparire lentamente. Ciò che tutti ammiriamo dell'America è proprio il fatto che chiunque musicalmente abbia il suo spazio, la sua fetta di ascolti nella grande torta della musica mondiale, e all'Italia forse ultimamente manca proprio questo anche se si percepisce aria di cambiamento.

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