Elia Rinaldi è un artista dall’animo rock e scanzonato, originario di Firenze. Il suo percorso musicale è iniziato con Finister, band con cui ha realizzato due album e diversi concerti in tutta Europa. Elia e i Finister hanno inoltre collaborato con musicisti del calibro, tra cui Antonio Aiazzi, Gianmarco Colzi e Gianni Maroccolo, dei Litfiba. In questi ultimi anni, Elia ha creato al suo primo progetto da solista intitolato Nervi, ideato dal desiderio di esprimersi in lingua italiana in modo diretto e spontanea. Nel 2019 ha debuttato nel ‘Rock Contest Controradio’, approdando in finale all’Auditorioum Flog davanti a una giuria competente formata da Diodato, Vasco Brondi, Max Collini, Andrea Appino, Rachele Bastrenghi, Francesco Magnelli, Federico Russo di Radio Deejay e tanti giornalisti e produttori discografici provenienti da ogni parte d’Italia.

Infine è stato eletto vincitore del ‘Primo Maggio Next’, contest che gli ha permesso di partecipare al Concerto del Primo Maggio 2020 con il brano ‘Sapessi che cos’ho’. Per saperne di più sulla sua musica e sui suoi progetti futuri, Blasting News ha contattato Elia per un’intervista esclusiva.

L’intervista a Elia

Ciao Elia, partiamo dai tuoi esordi. Com’è nata la tua passione per la musica? Com’è stato il tuo percorso?

Suono da dieci anni e ho collaborato a un progetto che si chiama Finister, con cui ho realizzato due dischi in inglese. Poi ho girato un po’ tutta l’Europa, in cui ho fatto concerti belli e altri meno piacevoli finché non ho sentito l’esigenza di cantare in italiano per diventare sempre più forte.

Quindi, ho preso una pausa dal mio gruppo perché avevo bisogno di sviluppare un progetto tutto mio. A settembre dello scorso anno è nato Nervi, il mio primo progetto da solista in italiano. Avendo sempre cantato in inglese, questa è stata un’avventura del tutto nuova.

Come ti sei trovato a cantare in lingua italiana?

L’hai trovato più difficile rispetto a quanto cantavi in inglese?

Mi hanno sempre detto che dovevo fare attenzione a cantare in italiano, ma più che altro si avvicina a un fatto culturale e naturale. Diciamo che cantando in inglese riesci un po’ a ‘nascondere’ i significati dei testi e gli ascoltatori vanno a leggerli attentamente per capirli.

È anche vero che cantando in italiano si apre una possibilità espressiva che non esiste con l’inglese. Infatti, quando vivevo a Londra, mi rendevo conto che i ragazzi inglesi che facevano musica nella loro lingua madre avevano delle terminologie che non sono proprio della lingua inglese che conosciamo noi italiani. Quindi, diventa difficile trasmettere un messaggio empatico alle persone con una lingua che non è la tua. Ho scelto di cantare in italiano perché quando scrivo un testo mi viene in maniera spontanea e meno impostata. Insomma, forse penso questo perché sono entusiasta della mia prima esperienza con la scrittura dei brani in italiano.

A quale artista ti ispiri quando scrivi i tuoi pezzi?

Ascolto diversi generi di musica. Il progetto Nervi è mosso da due filoni completamente opposti tra loro, da una parte c’è l’influenza degli anni ’60, quindi Tenco, Mina e Lucio Battisti e dall’altra c’è un sound più moderno alla Frank Ocean o alla Billie Eilish. A livello personale, però, vengo da un passato rock, anche se nell’esibizione che ho fatto al Primo Maggio, nessuno l’ha notato.

Dopo un percorso iniziale di gavetta, sei approdato in finale al contest ‘Rock Contest Controradio’ con una giuria competente di diversi artisti famosi. Che esperienza è stata?

Il Rock Contest è una realtà nata a Firenze che poi è diventata nazionale. Per me è stato bellissimo perché ho lanciato il mio progetto nella mia città, dove ho il mio pubblico e le mie amicizie.

Posso dire che c’era anche molta pressione perché lì mi conoscevano tante persone, e quindi non dovevo deludere le loro aspettative. Nonostante ciò, è andato tutto bene perché mi sono ritrovato davanti a mille persone che cantavano i miei pezzi. L’unico dispiacere sono state le critiche ricevute sul look, sull’androginia e sulla provocazione sul palco, che sinceramente nel 2020 le trovo sterili. Ciò che però mi ha deluso di più è stato il fatto che queste critiche non provenivano da ragazzini, ma da persone di una certa età che avevano già visto questo modo di provocare negli artisti degli anni ’60. Comunque, ci sono abituato perché fa parte di Firenze che è una città che fa un po’ fatica ad accettare ciò che è nuovo e diverso dalle tradizioni.

Insomma, in questa città il rinascimento è ancora pesante su vari aspetti.

Quest’anno hai partecipato al Concerto del Primo Maggio 2020. Come hai vissuto questo Primo Maggio un po’ insolito a causa del Covid-19? Quali sensazioni hai provato?

Questo Primo Maggio mi è apparso un po’ strano. Io mi sono iscritto al concorso quando il Covid-19 non si sapeva nemmeno che cosa fosse. Mano a mano che passavano i giorni si concretizzava la certezza che il concerto del Primo Maggio non si sarebbe potuto fare. Posso dire che non aspettavo di vincere il concorso nell’anno più strano nella storia dei concerti. Comunque, perché si non poteva cantare dal vivo, ho preparato il video che hanno mandato in onda su Rai 3 e devo dire che mi ha fatto un effetto strano.

Cerco di accettare ciò che viene e sono molto felice perché ho fatto quest’esperienza fantastica. Spero che nel 2021 Nervi arrivi anche in piazza San Giovanni a Roma così saremmo tutti più felici!

‘Sapessi che cos’ho’ è il tuo primo brano da solista. Com’è nato?

Il singolo è uscito proprio il giorno dell’esibizione al Concerto del Primo Maggio 2020 ed è disponibile nei vari digital stores e in streaming. ‘Sapessi che cos’ho’ è il primo brano che ho scritto in italiano e cercavo di trovare l’occasione giusta per pubblicarlo. Comunque, è un brano un po’ difficile da spiegare perché è scritto in maniera naturale. All’interno del brano, ci sono diversi effetti particolari realizzati con la mia voce, che stanno facendo molto discutere sia nel bene e nel male.

Quindi, c’è a chi piace e chi dice che sembro Topo Gigio, però mi ero preparato a quest’evenienza di dividere un po’ il pubblico. Personalmente, mi piace com’è venuto il brano perché penso di aver utilizzato un linguaggio moderno e delle sfumature espressive della voce che sono ancora da sperimentare. Comunque, è ancora presto per dire come sta andando perché il singolo è uscito da poco tempo.

Quali sono stati i primi commenti che hai ricevuto sulla tua esibizione del brano al Concerto Primo Maggio 2020?

Ho ricevuto diversi commenti. Ci sono persone che mi hanno scritto direttamente per farmi i complimenti e altre che sono state un po’ tremende nei giudizi. Ad esempio, ho letto diversi tweet con offese e commenti negativi, ma devo dire che alcuni mi hanno fatto molto ridere!

Insomma, c’era chi mi prendeva in giro per la vestaglia e chi per la polvere sul computer… Però, certi commenti erano davvero pesanti. Infatti, i ragazzi della mia etichetta discografica mi dicevano che se non me la sentivo di leggere i tweet potevo farlo tranquillamente. Quello che mi ha stupito è che non pensavo che le persone arrivassero a commentare un ragazzo totalmente sconosciuto al pubblico! Devo dire che ho letto pochi commenti perché volevo dormire tranquillo!

Potresti darci qualche piccolo aneddoto sui tuoi progetti futuri?

Ora sto lavorando al videoclip del mio primo brano, del quale ho iniziato a realizzare le prime fasi ma poi è stato sospeso tutto a causa del virus. Comunque, sono sicuro che ce la posso fare per giugno e poi ci saranno altri singoli, ma non ho ancora definito le date di pubblicazione.

Inoltre, c’è un tour in programma, ma è ancora un po’ tutto fermo e devo capire quando si potrà ricominciare a suonare dal vivo.

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