È il custode della storia di Bergamo e della sua gente: compie oggi 140 anni ‘L’Eco di Bergamo’, il quotidiano della Città dei Mille. Un compleanno che arriva nel momento più duro di sempre per la provincia bergamasca, tra le più colpite al mondo dall'emergenza sanitaria in corso.

“La pandemia dovuta al Coronavirus ha reso il legame tra il giornale e i bergamaschi ancora più saldo di quanto già non fosse – scrive nell’editoriale il direttore dell’Eco di Bergamo Alberto Ceresoli – e gli auguri più belli ce li hanno fatti quei lettori (tantissimi) che ci hanno scritto, apprezzando come il giornale li ha accompagnati lungo tutto questo immenso dramma”.

Il dramma della città raccontato da L’Eco di Bergamo

Prim’ancora dei camion dell'esercito che portavano via le salme dalla città, il dramma di Bergamo è emerso in tutta la sua grandezza attraverso i necrologi pubblicati dal quotidiano. Dalle solite due pagine dedicate normalmente ai nomi dei defunti della bergamasca, nei giorni della pandemia L’Eco di Bergamo è arrivato a pubblicarne mediamente dieci, anche di più nelle giornate più tristi. Pagine che hanno dato un nome e un volto alle persone che ci hanno lasciato, non meri numeri come quelli diffusi ogni giorno nel bollettino della Protezione Civile. Un'indagine dell'Eco di Bergamo ha svelato, inoltre, che i decessi sarebbero molti di più rispetto a quelli dei numeri diffusi.

Raccontando le storie delle vittime del Covid-19, il quotidiano è stato vicino ai cittadini bergamaschi dando loro voce nel ricordo dei propri cari. Una funzione sociale che, in questa tragedia non si esaurisce qui per L’Eco di Bergamo che, oltre al ricordo, vuole dare anche un segnale di speranza attraverso quella bandiera, con su scritto “Noi amiamo Bergamo”, regalata ai lettori e che ora sventola in tutta la provincia.

La storia dell’Eco di Bergamo

Nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio 1880 il primo giro di rotative per il quotidiano diretto all’epoca da Giovan Battista Caironi. Che in edicola arrivava con questa promessa: “Prepotenti mai, tanto meno quando si è forti. Ma nemmeno conigli”. Questo il motto di Nicolò Rezzara, il fondatore del quotidiano cattolico arrivato a Bergamo dalla provincia di Vicenza.

L’essere forti, si legge nell’articolo pubblicato oggi sulle colonne dell’Eco, più che un “dato reale era una sfida allo Stato liberale, allora percepito come avversario”.

Tra i collaboratori più prestigiosi del quotidiano bergamasco come non ricordare Angelo Roncalli, divenuto poi il Papa Buono, Giovanni XXIII. È, però, sotto la cinquantennale direzione (1938-1989) di monsignor Andrea Spada che il giornale diviene un punto di riferimento e voce del territorio. Un legame che non si è mai spezzato negli anni. Per capirlo non devi essere bergamasco. In tutti i bar, dalla Bassa alla valle di Scalve, non manca mai una copia dell’Eco. E nelle vallate più impervie, dove manca l’edicola, sono tanti gli abbonati che ogni mattina attendono l’arrivo del postino.

Un legame stretto, che resiste anche all’informazione che ormai corre veloce sul web.

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