Dopo il successo de “Il viaggio” (che in pochi mesi ha ottenuto oltre 30.000 ascolti su YouTube), Miky del Cambio torna con il nuovo singolo “A volte sbaglio a volte no”. Nato e cresciuto a Potenza, ha scritto la sua prima canzone a sedici anni e da quel momento non ha mai smesso. A Blasting News ha parlato del suo amore per la black music e di molto altro.

Il nuovo singolo

Dove ti trovi in questo momento e cosa vedi intorno a te?

“Mi trovo nello spiazzale di casa mia. Vivo nella campagna di Potenza e ho davanti a me gli alberi che abbiamo nel terreno. È una situazione idilliaca. Sotto questo punto di vista sono stato fortunato”.

Il tuo nuovo singolo “A volte sbaglio a volte no” invita ad essere sempre sé stessi, in qualsiasi condizione. Tu ci riesci sempre?

“Sono giovane, ho 27 anni, ma ho vissuto la mia vita al massimo delle mie possibilità, non tralasciando nulla e vivendo sempre ogni secondo come se fosse l'ultimo. Di questo concetto ne ho fatto il mio stile di vita. Questo non significa non progettare il futuro, ma farlo senza rinunciare a godersi ogni attimo che stiamo vivendo. Bisogna sempre dare il 100% ed essere sempre sé stessi senza aver paura di sbagliare. Se ci metti il cuore, ogni errore diventa nient'altro che un motivo per crescere”.

L'amore per la black music

Come sei arrivato a questo tipo di consapevolezza, assolutamente non scontata?

“Sono cresciuto a pane e musica ed ho iniziato a scrivere canzoni a 16 anni. A 8 anni mi son messo per la prima volta davanti al pianoforte, che è diventato un' estensione del mio corpo, come se fosse un altro mio cuore. Ho ascoltato tanta musica nera americana: Ray Charles, Stevie Wonder, BB King ed altri che hanno fatto del loro stile di vita una musica.

Sono diventato grande ascoltando soul, gospel, rhythm & blues. È musica riflessiva, musica dell'anima”.

Cos'hai appreso da questi generi musicali?

“A non riflettere sul mondo che mi circondava, ma sui miei punti di vista che lo riguardano. Mi sono concentrato su come vedo il mondo. Le mie canzoni sono parole che vengono dall'animo.

A furia di scrivere canzoni si arriva a molta consapevolezza, ma mai al 100%. Ritengo di avere ancora tanto da imparare, anche in campo musicale”.

Musicalmente parlando, il brano presenta i suoni melodici del pianoforte insieme a quelli più pop e ritmati. Ti ci ritrovi in questo contrasto?

“Assolutamente! È stato studiato apposta ed è quello che faccio di solito. Anche il titolo è un contrasto! Volevo mettere in risalto i suoni “minori” della musica nera con tutto quello che ascoltiamo normalmente nel pop occidentale, quindi il ritmo sostenuto, con tanto gioco musicale. Questo tipo di contrasto rappresenta ciò che ho dentro”.

Come nasce l'idea del finale affidato agli archi?

“Gli archi per me sono fondamentali e ne ho curato il 100% della produzione.

Ascolto molta musica epica orientale, sono anche appassionato di arti marziali. Da bambino guardavo spesso il film “Dragon – La storia di Bruce Lee”, dove ci sono colonne sonore epiche suonate con archi di grande bellezza. Ho sempre pensato che il mondo orientale fosse meraviglioso, infatti in “A volte sbaglio a volte no” ci sono sonorità molto orientali, quasi epiche. Gli archi vanno a toccare le corde dell'anima come nessuno strumento riesce a fare. La cosa bella è che sono molto vicini alla frequenza della voce umana: è come se ti parlassero anche se non lo stanno facendo!”.

Come ti approcci alla scrittura di un brano?

“Vivo insieme al pianoforte quindi nasce tutto con lui: piano e voce, piano e parole.

Sono convinto che la musica abbia già al suo interno le parole che devi mettere. Naturalmente dipende dalle sensazioni che ti danno le note. Mi capita di svegliarmi alle 2 di notte e mettermi al piano, per la gioia dei miei genitori. Mi faccio trasportare dagli accordi ed il testo nasce in una decina di minuti. Poi viene rivisto successivamente, ma il senso rimane quello”.

Secondo te, quindi, nella produzione di un brano è impossibile che le parole nascano prima della musica?

“Non è impossibile, ma ci vuole un minimo di tecnica ritmica e bisogna saper scrivere. È come scrivere poesie: devi saper mettere tutto in metrica. A meno che non sei Dante Alighieri, quando un testo è stato scritto prima della musica si capisce subito.

L'ideale è che le cose nascano simultanee, come accadeva con Battisti e Mogol”.

Stai lavorando ad un album?

“Sì, a un EP, ma l'emergenza sanitaria ha bloccato i lavori. Era già uscito un primo singolo e adesso questo nuovo. Ci sono altri quattro brani a cui credo molto. Speriamo di riprendere presto la produzione”.

I consigli musicali di Miky del Cambio

Le nostre ultime due domande di rito. Qual è il tuo brano del cuore?

“Direi "Dubbi non ho” di Pino Daniele. È una canzone che fa della musica un simbolo di amore assoluto. C'è questo rispetto per la figura femminile, l'amore verso questa donna espresso in modo meraviglioso. Le nuove generazioni dovrebbero riscoprirlo per com'è scritto, com'è cantato, per le sue sonorità.

È eccezionale”.

Qual' è l'artista che ascolti di più in assoluto in questo periodo?

“Ascolto molta musica internazionale, in particolare John Legend. Mi piace moltissimo, sto riscoprendo brani come “All of me” che toccano parti dell'anima impressionanti. Sono ipnotizzato”.

Il nuovo singolo di Miky del Cambio "A volte sbaglio a volte no" è disponibile su tutti i digital store.

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