Non solo Harvey Weinstein. Nella sua nuova autobiografia Anatomia di un cuore selvaggio, in uscita per i tipi di Piemme, Asia Argento si mette a nudo, rivelando diversi episodi inediti del proprio passato, compresa una nuova storia di abusi, finora inedita. L’attrice, con le sue rivelazioni sui presunti abusi compiuti del produttore hollwoodiano Harvey Wenstein, è stata tra la prime protagoniste del movimento Me Too a rivelare il lato più oscuro della fabbrica del cinema. Adesso, a distanza di tempo, nel suo libro parla di un’altra vicenda drammatica, risalente al 2002, anticipandone i particolari in un’intervista concessa al Corriere della Sera: durante le riprese del film “xXx” il regista Rob Cohen avrebbe compiuto delle molestie su di lei, dopo averla drogata.

Ma la Argento nella lunga conversazione con la giornalista Elvira Serra parla anche di un altro dei temi caldi della sua autobiografia: il rapporto controverso con la madre, l’attrice Daria Nicolodi, recentemente scomparsa, che spesso avrebbe alzato le mani sulla figlia adolescente.

La Argento avrebbe subito abusi da parte del regista Rob Cohen

Asia Argento per la prima volta fa il nome di Rob Cohen: l’episodio incriminato risale al 2002, quando l’attrice era impegnata con lui sul set di xXx, con Vin Diesel e Samuel L. Jackson. Asia racconta che il regista l’avrebbe indotta a bere del Ghb, una droga simile all'extasy che era contenuta in una bottiglia. A quel tempo la Argento non conosceva quella sostanza stupefacente: l’interprete spiega di essersi svegliata la mattina dopo nel letto di Cohen, senza i vestiti.

Un racconto molto forte, per il quale la figlia di Dario Argento non teme ripercussioni, perché si dice sicura di non essere stata l’unica caduta in quel tranello; come le ha insegnato l’esperienza con il movimento Me Too, le vittime di un orco si riconoscono tra loro.

Asia Argento aveva rimosso il ricordo degli abusi di Harvey Weinstein

Nella lunga chiacchierata Asia Argento torna a parlare anche di Harvey Weinstein: in particolare ricorda di quando il produttore le aveva chiesto scusa per i suoi comportamenti violenti, cercando di farsi accettare come amico e offrendole anche aiuto pratico in diverse occasioni, come per la ricerca di una tata per la figlia Anna Lou.

L’attrice dichiara di aver rimosso per un lungo periodo gli abusi subiti, che sono riemersi prepotentemente solo quando ha iniziato un percorso di analisi, per poter fare i conti con il proprio passato. Asia a quei tempi ignorava che tante altre donne erano finite nelle grinfie di Weinstein, nello stesso modo che aveva già descritto nel 2000, in alcune scene del suo primo lungometraggio da regista, Scarlet Diva.

Il difficile rapporto di Asia Argento con la madre

Nel suo libro, Asia Argento si sofferma sul complesso rapporto che l’ha legata alla madre, Daria Nicolodi, la protagonista di Profondo Rosso, scomparsa nel novembre del 2020. I maltrattamenti subiti in casa spinsero Asia ad allontanarsi da lei, compiuti i 14 anni, per andare a vivere in casa del padre: in particolare questa scelta portò la Nicolodi a sentirsi rifiutata dalla figlia, tanto che arrivò a rinunciare per anni alla patria potestà. Un legame difficile, in parte rinsaldato con la nascita degli amatissimi nipoti Anna Lou e Nicola. Quando anni dopo Asia le chiese perché la picchiasse, la madre rispose che lo faceva perché sentiva che lei era “più forte” e che “doveva sfogarsi”. Infine nell’autobiografia la Argento ripercorre il suo legame con lo chef Anthony Bourdain, suicidatosi nel 2018 e da lei definito “l’amore della maturità, un uomo generosissimo, entrato in punta di piedi” nella sua vita e di cui è ancora difficile accettare l’improvvisa scomparsa.

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