Il 23 febbraio 2026 giunge in libreria un volume che propone una suggestiva interpretazione della genesi della Costituzione statunitense. Il libro, intitolato “La Costituzione americana? È nata a Venezia”, è stato scritto da Giancarmine Vicinanza e pubblicato da Supernova Edizioni (pagg. 120, €13).

Il tema centrale è il ruolo di Filippo Mazzei, toscano di nascita e americano di adozione, figura poliedrica di medico, mercante, viticoltore, agente segreto, diplomatico e scrittore politico. Vicinanza espone l’ipotesi che Mazzei abbia influenzato profondamente i Padri fondatori americani, in particolare Thomas Jefferson.

Quest’ultimo, noto per aver scritto che “tutti gli uomini sono stati creati uguali”, rielaborò parole di Mazzei: “Tutti gli uomini sono per natura egualmente liberi ed indipendenti”.

Il volume sostiene che l’eco della millenaria esperienza della Repubblica di Venezia, fondata sulla centralità del “noi” rispetto alle ambizioni individuali, abbia permeato le riflessioni dei fondatori degli Stati Uniti. Venezia viene descritta come un “laboratorio segreto della democrazia rappresentativa in chiave moderna”. Si riporta che John F. Kennedy riconobbe il contributo di Mazzei alla Dichiarazione d’Indipendenza, definendolo come colui che apportò “qualcosa di infinitamente più prezioso dell’oro: portò Venezia.

La sua idea di Stato, il suo modello costituzionale, la sua concezione di repubblica”.

Secondo l’autore, i Padri fondatori – Jefferson, Adams, Franklin, Washington – “avevano negli occhi e nelle menti le lezioni che solo Venezia poteva insegnare”, fra cui il principio del bene comune. La Repubblica veneziana è presentata come “la più grande cooperativa della storia”, un sistema in cui “chi investiva nel debito pubblico investiva nella propria sopravvivenza”, dove “chi commerciava arricchiva se stesso e la Serenissima”, e dove chi governava era consapevole che il proprio destino era legato a quello della comunità. “Nessun re, nessun despota: solo una repubblica che si autogovernava da mille anni.

Quella stessa identità, traghettata da Mazzei, divenne il Dna della democrazia americana”.

Contesto storico e figura di Filippo Mazzei

La figura di Filippo Mazzei (1730–1816) è ben documentata dagli studi storici come legame intellettuale tra l’Italia e le rivoluzioni d’America. Mazzei fu amico personale di Thomas Jefferson e James Madison e contribuì alla formulazione di idee rivoluzionarie e democratiche nell’ambiente politico americano dell’epoca. La sua corrispondenza con Jefferson sottolineava l’importanza del modello veneziano: “La Serenissima ... offre lezioni che i vostri Stati Uniti non possono permettersi di ignorare. Il sistema dei contrappesi veneziani rappresenta la più raffinata architettura politica mai concepita dall’ingegno umano”.

Jefferson rispose che “le vostre osservazioni sul modello veneziano mi hanno tenuto sveglio per tre notti consecutive”.

Il sistema veneziano come modello costituzionale

Nel contesto della storia delle istituzioni veneziane, studi come quello di Gasparo Contarini sottolineano l’armonia e l’efficacia del sistema governativo della Serenissima. Il suo testo “De magistratibus et republica venetorum” (1543), ideale per un pubblico estero, evidenzia come l’ordinamento impedisse le fazioni garantendo che i benefici pubblici fossero estesi a tutti i cittadini. Questo rafforza l’ipotesi di Vicinanza secondo cui Venezia incarnasse un antico modello di bilanciamento istituzionale trasferito negli Stati Uniti.

L’idea che Venezia fungesse da “laboratorio” di democrazia rappresentativa appare dunque supportata sia dall’analisi di Vicinanza sia da contributi storiografici indipendenti sul funzionamento delle istituzioni veneziane.

In sintesi, Vicinanza ricompone un legame culturale e politico che unisce il pensiero repubblicano italiano alla nascita della democrazia americana, con Filippo Mazzei come figura chiave di intermediazione.