La Fondazione Primoli di Roma ospita, dal 13 marzo al 10 aprile, “Emblema”, la personale di Daniele Tozzi. L’esposizione trae origine dall’incontro dell’artista con la preziosa collezione di Mario Praz, custodita nella Biblioteca della Fondazione. Tozzi assume la struttura di questa raccolta come dispositivo concettuale, segnando una tappa significativa nella sua maturità artistica.
Partendo da questo patrimonio iconografico e letterario, Tozzi costruisce un racconto per immagini in cui gli emblemi diventano strumenti per narrare il tempo, le emozioni e, soprattutto, sé stesso.
L’artista fonde parole e immagini in modo che entrambe concorrano alla costruzione del significato dell’opera: “il senso non nasce solo da ciò che si vede o solo da ciò che si legge, ma dall’unione tra l’elemento visivo e quello linguistico”.
Citazioni, slogan e frammenti testuali trascendono la mera sovrapposizione grafica, configurandosi come un processo generativo, un alfabeto personale in cui “la figura emerge dalla scrittura e la scrittura si dissolve nella figura”. Concetti quali arte, musica, ribellione e identità si stratificano, divenendo nuclei tematici di un percorso che si configura primariamente come un autoritratto simbolico. Le opere, caratterizzate da colori vivaci, dinamismo e densità di rimandi, invitano a un viaggio allegorico nel simbolo, che diviene rappresentazione interiore e restituisce un sottile senso di inquietudine, un sentimento che Tozzi ha imparato a confrontare, trasformandolo in motore creativo.
La Fondazione Primoli e la Biblioteca di Mario Praz
La Fondazione Primoli, situata nel centro di Roma, custodisce nella sua Biblioteca una delle più rare e preziose collezioni di Mario Praz. La scelta di Tozzi di utilizzare questa raccolta come dispositivo concettuale sottolinea il dialogo tra parola e immagine, testo e immagine, concetti centrali nella cultura visiva e simbolica contemporanea. La Fondazione si conferma uno spazio culturale di rilievo per iniziative che intrecciano arte, letteratura e ricerca storica.
Contesto storico-artistico dello “studio per emblema”
La pratica di unire parole e immagini in chiave simbolica affonda le radici nella tradizione degli emblemi, dove brevi testi accompagnavano immagini evocative per trasmettere idee complesse attraverso un linguaggio sintetico e potente.
In epoca contemporanea, questa relazione verbovisiva ha trovato espressioni nella poesia visiva, con artisti che hanno esplorato la fusione tra testo, gesto e immagine come strumento critico e comunicativo. La ricerca visiva di Tozzi si inserisce in questo solco, proseguendo una tradizione di contaminazione fra linguaggio verbale e visivo in forma simbolica e rinnovandone le potenzialità espressive attraverso il suo personale alfabeto artistico.