L'egittologo Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie, è stato protagonista a Marateale 2026, dove ha condotto una masterclass dedicata all'antico Egitto. Nel corso dell'evento, Hawass ha evidenziato l'importanza delle sue ricerche, tra cui la ricostruzione della genealogia di Tutankhamon e l'analisi delle circostanze della sua morte. Grazie a nuove tecnologie di body scan, ha chiarito che il foro nella testa della mummia del giovane faraone era legato al processo di mummificazione e non indicava un omicidio, come precedentemente ipotizzato.

L'archeologo si è anche dedicato a sfatare falsità storiche, come la leggenda della maledizione di Tutankhamon, che, secondo Hawass, fu creata dalla rivalità mediatica dopo la scoperta della tomba da parte di Howard Carter nel 1922. Ha inoltre smentito l'idea che le piramidi siano state edificate da schiavi o da entità aliene, sottolineando il ruolo di costruttori pagati. Hawass ha ribadito che solo il 30% delle scoperte sull'antico Egitto è stato realizzato, lasciando un vasto campo per future esplorazioni. Ha infine evidenziato il ruolo significativo delle donne nell'antica società egizia e il perdurante fascino di questa civiltà.

Appello per la restituzione di opere egizie

Durante l'incontro, Hawass ha sollevato il tema delle restituzioni post-coloniali, affermando con decisione: “È ora che restituiscano all'Egitto la Stele di Rosetta, custodita al British Museum, il busto di Nefertiti, esposto a Berlino, e lo Zodiaco di Dendera, conservato al Louvre.

Almeno queste tre opere devono tornare a casa”. Ha sottolineato come il busto di Nefertiti, al Neues Museum di Berlino, e la Stele di Rosetta, al British Museum di Londra, siano tra i reperti più emblematici dell'antico Egitto presenti nelle collezioni europee.

L'alleanza per il rimpatrio del busto di Nefertiti

Nel 2026, Hawass ha annunciato la formazione di un'alleanza strategica che coinvolge società private, archeologi ed esperti di diritto. L'obiettivo è sostenere le iniziative legali e politiche per il rimpatrio del busto di Nefertiti dalla Germania. Un vertice al Cairo ha riunito funzionari ed esperti egiziani e tedeschi, tra cui Dominik Meyer, per definire una strategia complessiva che unisca l'esperienza archeologica con gli strumenti del diritto internazionale.

La campagna include anche l'ambizioso progetto di raccogliere un milione di firme internazionali a supporto della richiesta egiziana. Hawass ha descritto questa alleanza come “un passo importante per persuadere le istituzioni culturali e i responsabili politici europei attraverso argomentazioni scientifiche e giuridiche convincenti” a restituire le opere d'arte all'Egitto.