Valerio Mastandrea è stato il secondo ospite di rilievo alla Festa del Cinema di Mare di Castiglione della Pescaia, rassegna diretta artisticamente da Giovanni Veronesi. L'attore e regista ha intrattenuto una piazza gremita per circa un'ora, alternando ricordi di carriera, aneddoti sui provini con produzioni americane e una riflessione sul tema delle quote femminili nel cinema. Intervistato da Piera De Tassis e Paolo Mereghetti, Mastandrea ha ripercorso passaggi del suo lavoro, scegliendo un registro personale. Tra gli episodi, il "grande cruccio" del provino con Spike Lee, suo idolo, e la "prima figuraccia" con gli americani, legata al diverso approccio alle audizioni.

Gli aneddoti sui provini internazionali

Parlando delle esperienze con produzioni statunitensi, Mastandrea ha scherzato: "Credo che non mi chiameranno più gli americani". Ha raccontato di essersi trovato per tre volte davanti a procedure codificate, con domande su formazione e metodo. Al primo provino, alla richiesta sul metodo, ha risposto "The street", battuta che non produsse l'effetto sperato e chiuse l'occasione.

L'episodio con Spike Lee ha riguardato un'audizione dove il personaggio doveva alzare la voce. Mastandrea ha spiegato di non sentirsi capace e di aver provato una "rabbia più trattenuta". Il risultato, secondo il suo racconto, non convinse il regista. L'episodio è diventato un momento riconoscibile dell'incontro, unendo l'ammirazione per Lee all'autoironia con cui l'attore ha riletto un'occasione mancata.

La posizione sulle quote femminili

Durante il confronto, è stata affrontata la discussione, nata alla Biennale di Venezia, sulle quote femminili nel cinema. Alla domanda su cosa significhi essere diretto da una donna, Mastandrea ha risposto di non aver mai avvertito differenze: "mai sentita". Ha ricondotto il tema alla distinzione tra chi sa dirigere e chi non sa farlo, tra film riusciti e film non riusciti, ponendo l'accento sulla competenza professionale.