Il conduttore e direttore artistico Stefano De Martino ha raccontato a Roma, durante il Rumore Festival del 10 ottobre 2026, la genesi della sua candidatura e conduzione del Festival di Sanremo. Ha definito l'incarico una sfida di grande peso televisivo e un'occasione professionale rara. De Martino ha inoltre ridimensionato le pressioni sull'evento ligure con una frase che sintetizza il suo approccio: “Niente ansie da prestazione, se volevo responsabilità facevo il cardiochirurgo”.

De Martino ha spiegato di aver sempre considerato i traguardi televisivi come obiettivi da raggiungere.

Quando si è presentata l’opportunità di Sanremo, che ha descritto come “una cosa complessa da organizzare ma semplice nella struttura”, l'ha identificata come la sua “prossima grande sfida”. Nelle sue parole, il rapporto con il Festival è un momento win-win: egli ritiene di poter essere utile alla manifestazione per la sua incoscienza e per le molte ore di televisione già affrontate, mentre Sanremo rappresenta per lui un'occasione difficilmente paragonabile ad altre.

Sanremo: "Popolare" e non "Populista"

Il direttore artistico ha respinto la definizione di un Sanremo “populista”, preferendo parlare di un Festival “popolare”. Questa distinzione è centrale nel modo in cui immagina la kermesse: “Il nostro lavoro deve essere popolare perché siamo giudicati dagli ascolti, dai biglietti e dagli streaming”.

Per De Martino, il meccanismo sanremese mette insieme stampa, radio e pubblico come in un “setaccio”. Fuori dall'Ariston, però, quel filtro non esiste più; l'obiettivo diventa quindi anticipare un risultato che sia coerente con quello che accadrà nelle settimane successive alla gara, quando le canzoni incontrano classifiche, piattaforme e pubblico dal vivo.

La novità della Serata Performance e l'Eurovision

Tra le novità del regolamento, De Martino ha indicato la serata performance come uno snodo rilevante. Questo nuovo meccanismo potrebbe portare a due vincitori diversi: quello del Festival e quello della serata performance, destinato a rappresentare l'Italia all'Eurovision. Il conduttore considera questa possibilità parte di una logica di spettacolo, perché permette alle due gare di esprimere criteri differenti. La serata nasce anche dal modello della serata delle cover, tradizionalmente attesa perché interrompe la routine della competizione e introduce una variazione nel racconto.