Esiste un posto al mondo dove il sogno di ogni essere umano, quello di non morire, pare avverarsi. Un luogo dove quello che accade ai comuni mortali, sembra non valere: qui per legge è vietato morire. Accade a metà strada tra la Norvegia e il polo Nord, nelle isole Svalbard, ultime terre abitate nell'estremo settentrione del pianeta, in galleggiamento nel mare glaciale artico. In realtà qui non si è raggiunta l'immortalità e c'è una spiegazione a questa apparente 'bizzarria'. Le particolari condizioni dell'ambiente e le temperature rigide impediscono ai corpi di marcire. E dopo una scoperta sconvolgente, le autorità locali hanno preso drastici provvedimenti.

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Divieto assoluto di morire

A Longyearbyen, il centro più a nord del mondo abitato collocato sull’isola norvegese chiamata Spitsbergen, il paesaggio urbano non prevede cimiteri. L'ultimo cimitero è del 1918 con tante croci bianche a simbolo dei defunti a causa della febbre spagnola. Da oltre 70 anni c'è il divieto di sepoltura. Anche se nessuno è stato più colpito dal virus, nel 1930 per precauzione e paura, il cimitero cittadino fu chiuso e le sepolture vietate. E dal 1950 è stato stabilito che nella città, come poi nel resto delle isole, è severamente vietato azzardarsi a morire.

Sebbene infatti considerata la latitudine non sia il posto più freddo in assoluto perché la corrente del golfo 'mitiga' il clima con temperature comprese tra -20 e -30 gradi invernali e di sei gradi in estate, le condizioni di gelo e il permafrost, il suolo perennemente ghiacciato, sono tali che i corpi sepolti non si decompongono. Nel 1950, fu scoperto che tutti i corpi sepolti nel cimitero locale erano rimasti intatti, congelati nel permafrost in una specie di enorme cella frigorifero. Nel 2000 poi, un gruppo di scienziati affascinato dal particolare fenomeno, ha riesumato cadaveri di persone decedute durante l'epidemia di influenza del 1917 e ha fatto una scoperta sorprendente.

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I ceppi dei virus influenzali erano ancora vivi e la comunità era vissuta nelle vicinanze ignorandolo. A maggior ragione dunque, sono seguiti alla lettera i rigidi provvedimenti ispirati a un principio di massima prudenza. In questi luoghi non ci sono ospedali e case di cure per anziani. Chi si ammala viene trasportato in aereo sulla terra ferma a due ore di distanza.

Un mondo con leggi a se

In questi posti nel deserto artico ai confini del mondo vigono leggi a se. Qui è vietato morire ma anche nascere.

In mancanza di strutture attrezzate, le donne incinte devono trasferirsi sulla terraferma circa tre settimane prima della data del parto. Si è autorizzati a vivere in questi luoghi solo se si sappia come sopravviverci adattandosi alle peculiari caratteristiche. Bisogna avere un lavoro specifico: la maggior parte degli abitanti sono lavoratori temporanei venuti da ogni parte del mondo e occupati nelle miniere, nelle stazioni di ricerca o nel turismo. Poi bisogna sapersi difendere dall'orso polare, signore incontrastato di queste terre.

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Un recente censimento ne ha contati almeno 3mila esemplari: più degli abitanti che sono circa 2mila. La legge obbliga a saper maneggiare un fucile, a girare armati fuori dell'area metropolitana dove gli incontri con orsi sono frequenti. Gli studenti a scuola imparano a sparare e hanno il porto d'armi. I turisti devono girare con una guida armata. Ma gli animali protetti non possono essere uccisi se non in caso di reale pericolo. Altre regole bizzarre: i gatti sono banditi per proteggere la popolazione di uccelli dell'Artico. I visitatori devono togliersi le scarpe praticamente in ogni edificio oltre che nelle abitazioni private.