sci ai piedi’. Il collegamento avrebbe anche un nome, Monte Cornetto, ma soprattutto ha una storia. Una serie di vicende che hanno visto protagonista lo sci da discesa sulle pendici della cima più elevata della catena del Sengio Alto e che non sono state dimenticate dagli abitanti degli Altipiani: a distanza di 60 anni, infatti, la Seggiovia del Cornetto a Carbonare (Folgaria) suscita ancora molta emozione e nostalgia in questo piccolo angolo di Trentino. ","type":"unstyled","depth":0,"inlineStyleRanges":[{"offset":35,"length":8,"style":"ITALIC"},{"offset":152,"length":41,"style":"ITALIC"},{"offset":655,"length":14,"style":"ITALIC"},{"offset":35,"length":8,"style":"BOLD"},{"offset":710,"length":14,"style":"BOLD"}],"entityRanges":[],"data":{}}],"entityMap":{}}">A soli 20 km da Trento e Rovereto, Folgaria ed il suo altopiano hanno da sempre basato buona parte della propria economia sul turismo sportivo.

Oggi la Skiarea "Alpe Cimbra – Folgaria/Lavarone" non solo conta 104km di candide piste, bensì concede la possibilità di venire completamente inglobati fra paesaggio e storia: qui è possibile, infatti, sciare tra le fortezze della Grande Guerra, il cui fronte passava per questi monti. Però, non è tutto oro quel che luccica. Le due anime del comprensorio, Folgaria e Lavarone, pur facenti parte della medesima Ski Area (e di tutto ciò che ne consegue dal punto di vista fiscale – economico) non sono collegate ‘sci ai piedi’. Il collegamento avrebbe anche un nome, Monte Cornetto, ma soprattutto ha una storia. Una serie di vicende che hanno visto protagonista lo sci da discesa sulle pendici della cima più elevata della catena del Sengio Alto e che non sono state dimenticate dagli abitanti degli Altipiani: a distanza di 60 anni, infatti, la Seggiovia del Cornetto a Carbonare (Folgaria) suscita ancora molta emozione e nostalgia in questo piccolo angolo di Trentino.

Nascita e sviluppo

Fin dagli albori, a Folgaria il turismo sportivo conviveva con una serie di attività tipiche della montagna, dall’artigianato all’alpeggio. Era un turismo soft, rivolto alle famiglie. Senza le sfolgoranti bellezze delle vette dolomitiche, offriva però un paesaggio dolce, ameno, con la possibilità di godere della montagna tipica di un altopiano, ed inoltre quello che le maxi-stazioni non hanno o non hanno mai avuto: il calore della vita di paese, dato dalle tante piccole frazioni con la loro storia e la loro autenticità.

Proprio in una di esse, Carbonare di Folgaria, ai piedi del Monte Cornetto, il 1952 rappresentò l’anno della svolta. In settembre venne inaugurata la 'Seggiovia Carbonare' (seconda dell’Altopiano dopo il taglio del nastro della ‘Fiorentini’ 4 anni prima): l’artefice principale del progetto e della sua realizzazione fu il senatore Luigi Carbonare in persona.

La pista che scendeva dalla prima cima del Monte Cornetto, arrivo della seggiovia, era molto tecnica e difficile, tanto che, non di rado, fungeva da palestra di allenamento per i campioni nazionali di sci alpino (il più famoso dei quali fu sicuramente Zeno Colò).

L’inverno 1957 portò Folgaria ed il Monte Cornetto alla ribalta dei titoli sciistici nazionali: fu scelto infatti come sede del ‘Campionato Italiano di discesa libera Juniores’. Parallelamente nacquero sulle pendici del Monte Cornetto altri due poli impiantistici: ‘Cima 3’, composto dalla Seggiovia Costa 1, Doppia Sciovia Costa 2 e Sciovia Costa 3; ‘Paradiso’, della quale facevano parte l’omonima cestovia e le sciovie ‘Baby’, ‘Pepita’ e ‘Baita’.

La Cestovia Paradiso (inaugurata nel 1966) era sicuramente l’impianto più caratteristico del comprensorio: alternava cesti a 4 cabine, due di colore giallo e due di colore di rosso. All’arrivo, Rifugio Paradiso (1636m) fu costruita un’altalena che ben faceva comprendere l’intento dei costruttori: un impianto che servisse non solo l’attività ludico-sciistiche, bensì che permettesse anche alle famiglie di passare in famiglia una giornata in quota, immersi nella natura più incontaminata. Accanto ad essa sorgeva la sciovia 'baby': parallela all’ultimo tratto della cestovia, era quello che oggi definiremo un ‘campo scuola’ in quota. Qualche metro sotto il Rifugio partivano poi le sciovie 'Pepita' e 'Baita': l’arrivo era per entrambe la cima del Monte Cornetto, con l’unica differenza che la seconda era posizionata più ad est.

‘Cima 3’ era considerato, invece, un cioccolatino da scartare per sciatori più esperti. Mentre la seggiovia 'Costa 1' permetteva agli avventori di prendere quota; dal suo arrivo la doppia sciovia 'Costa 2' iniziava una sorta di selezione sciistica naturale: una, infatti, andava a metà velocità e vedeva la presenza di un inserviente atto a porgere il cestello; l’altra, alla cui partenza un cartello indicava ‘per sciatori esperti’, andava alla massima velocità e non aveva alcun inserviente. Entrambe fornivano comunque la partenza della sciovia di vetta, 'Costa 3', caratterizzata dall’elevata pendenza. La pista partiva da quasi 2000m, era la più lunga e tecnica (grazie ai suoi numerosi cambi di pendenza) dell’Altopiano e permetteva il collegamento con il polo ‘Paradiso’ grazie all’incrocio con l’omonima pista.

Declino

Andava tutto a gonfie vele. Gli impianti erano funzionanti anche d’estate (ad eccezione della sciovia Costa 3). Folgaria, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, era considerata la prima località sciistica in Italia, addirittura davanti all’allora quotatissima Cortina d’Ampezzo, già sede dei giochi olimpici invernali: i giudizi che venivano dati, da una guida dell’epoca, erano ottimi per paesaggio, accoglienza e divertimento, ed addirittura ‘eccellenti’ per quanto riguardava gli impianti. Nulla sembrava presagire, insomma, la caduta in disuso del comprensorio del Monte Cornetto.

La prima a capitolare fu la Seggiovia Carbonare. La repentina dismissione sembra vada ricercata in primis nella difficoltà di ricapitalizzare la società per far fronte all’ottemperanza di mettere in sicurezza l’impianto in base a norme legali regionali e nazionali che già in quegli anni erano piuttosto severe.

Ma sicuramente ci furono altre cause e concause. ‘Cima 3’ e ‘Paradiso’ riuscirono, comunque, a resistere a questo primo scossone. Al punto che negli anni ’70 un comitato composto da diverse forze politiche, imprenditoriali e sociali della zona si attivò per riproporre la riattivazione della seggiovia Carbonare e l’ampliamento del comprensorio e delle piste del Cornetto. Qualcosa, però, andò storto ed il progetto rimase solo su carta.

Il 1995 fu l’anno della svolta. O meglio, di un contradditorio declino. Mentre da una parte, infatti, i comuni di Folgaria e Lavarone puntarono decisamente sullo sci, dall’altra il comprensorio del Cornetto fu praticamente abbandonato. Con investimenti da 88 milioni (di cui 41 pubblici) si riunificarono sotto l’egida e la nuova denominazione ‘Carosello Ski’ tutte le società della zona, che decisero per un potenziamento delle aree di Fondo Grande, Fondo Piccolo e Passo Coe, facendo cadere nel dimenticatoio quella del Monte Cornetto.

Oggi

La notizia di un nuovo impianto di collegamento via fune tra Lastebasse e Fiorentini ha riportato alla ribalta l’ampio dibattito riguardante il Monte Cornetto e la sua possibile ripresa impiantistica. Già nel 2014 Giorgio Toller fu costretto ad abbandonare il progetto del rifacimento, in termini e concetti moderni, della cabinovia Folgaria – Paradiso poiché, egli disse «i promotori della prima ora, si rifiutano di aderire, facendo mancare l'apporto finanziario, prima esplicitamente promesso».

Oggi è la volta di Sandro Lorenzetti, per 40 anni maestro di sci, tra i fondatori della Scuola Sci di Carbonare e strenuo sostenitore del collegamento Lavarone – Folgaria via Monte Cornetto, che non ha mai abbandonato questo progetto ed anzi lo ha perseguito con ogni mezzo possibile.

Per ora, purtroppo, senza ascolto delle istituzioni.

Di quel paradiso bianco, che qualche decennio orsono veniva definito il ‘migliore d’Italia’, non rimane che il percorso scialpinistico vertical ‘Carbonare/Cornetto’, il quale riprende in toto la traccia della pista che negli anni ’50 fu teatro di allenamenti della Nazionale Italiana e Campionati Italiani. Un vero peccato.

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