Il 2020 non è facile da descrivere in un articolo oppure da rappresentare attraverso un titolo giornalistico, un logo o una forma d'arte cercando di esprimere la quotidianità completamente cambiata, la sofferenza, le paure e gli scontri sociali che lo hanno caratterizzato senza dar voce all'unicità e, spesso, alla drammaticità delle esperienze personali e familiari che lo compongono e senza evitare che prevalgano su un meritato ruolo da protagonista della speranza. La speranza legata al vaccino e la speranza nei miracoli che compiono quotidianamente i medici e gli scienziati nel salvare milioni di vite umane con l'auspicio che ognuno di noi abbia imparato qualcosa di importante nel difficile legame Uomo-Natura, cioè il rispetto del potere indiscusso di Madre Natura nonché nella volontà di destinare risorse alle unità semplici e complesse delle strutture sanitarie, pubbliche e private, per garantire una sempre pronta e valida rete anti-pandemica.

Non è facile, è vero, ma neanche impossibile in contesti culturali orientati al concetto di inclusione e al concetto del divenire filosofico come il contesto culturale americano e quello italiano. In particolare quello campano e napoletano potrebbero essere definiti un contesto culturale nel contesto culturale Italia. Un esempio è rappresentato dal titolo del nuovo numero del Time e dall'insegna luminosa natalizia di un benzinaio in via Domenico Fontana, a Napoli. In entrambe le situazioni, il 2020 è stato definito d'impeto identificandolo con lo stato d'ansia personale e collettivo di questo momento storico che stiamo vivendo ma esprimendo contemporaneamente il concetto del divenire attraverso il riscatto, del 2021, che è già presente in questo anno.

Queste situazioni sono distanti geograficamente e soprattutto sono lontane per gli utenti a cui si rivolgono ma sono simili nel coraggio di sintetizzare empaticamente la rabbia di questo periodo e nella determinazione di esprimere il riscatto, già insito in questo anno, attraverso un titolo di copertina oppure un'insegna luminosa. Una sottile X rossa che sembra non riuscire a sopraffare i caratteri grandi ed evidenziati con cui è scritto il 2020, sulla copertina del Time e l'illuminazione natalizia di un'insegna del benzinaio che sembra esprimere il prevalere della luce sul buio dell'isolamento di questi mesi di confinamento sociale, sono un messaggio comunicativo che giunge a ognuno di noi ricordandoci l'importanza delle piccole cose che abbiamo imparato ad apprezzare e che non ci siamo mai resi conto di amare fino a quando non abbiamo rischiato di perderle, compreso questo anno.

Il titolo del Time cancella con una X il 2020

Il Time, primo news magazine settimanale degli Stati Uniti d'America, è considerato da quando è stato fondato, nel lontano 1923, tra i settimanali prestigiosi e autorevoli di tutto il mondo. Un destino, quello del Time, annunciato già dal suo nome che è acronimo di Today Information means everythings, l'informazione significa tutto.

Nel nuovo numero del settimanale statunitense il significato di Time è coinciso con un sintetico ma ricco di significato titolo di copertina: 2020 cancellato con una X. "Il peggior anno di sempre", così è stato definito da Stephanie Zacharek, una critica cinematografica e giornalista statunitense. Il peggiore per la maggior parte della popolazione perché bisognerebbe avere 100 anni per ricordarsi della Grande Guerra e dell'epidemia Spagnola, almeno 90 anni per ricordarsi della Grande Depressione e circa 80 anni per ricordarsi della Seconda Guerra Mondiale.

Tra le prime cose che l'attuale pandemia ci ha tolto c'è la possibilità di conservare una memoria storica attraverso il ricordo di chi ha vissuto quei periodi. Il 2020 ha quasi annullato il risultato ottenuto dal 2019, cioè 6 anni di longevità.

A dirlo sono le Stime Globali sulla Salute 2019 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che confermano che nel 2019 le persone vivevano 6 anni in più rispetto al 2000. Nel 2020 la pandemia ha colpito inizialmente le persone anziane delle nostre società soprattutto quelle che si trovavano nelle strutture di ricovero abbassando notevolmente l'età media della popolazione mondiale. L'editoriale di Zacharek pubblicato sul Time, e il titolo di copertina del settimanale esprimono, senza alcun dubbio, un comune sentire diffuso in ogni contesto culturale e che, soprattutto durante questo mese, sarà declinato nei linguaggi popolari e talvolta stravaganti delle varie città del mondo.

Il 2020 in una folkloristica definizione di un benzinaio a Napoli

Un esempio divertente ma emblematico è rappresentato da Napoli dove un distributore di benzina situato presso la zona ospedaliera ha esposto un'insegna luminosa in cui il 2020 è definito con un folkloristico vocabolo che, in questo contesto non è volgarità ma unicità di un linguaggio dialettale: "2020 vaff...".

La reazione del popolo del capoluogo campano è stata quasi immediata: una fila considerevole di automobilisti in coda per fare rifornimento di carburante e soprattutto per fare un selfie con l'insegna luminosa natalizia come gesto scaramantico anti Covid per questo anno e per i prossimi.

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