Da alcune generazioni ai genitori di bambini piccoli viene ripetuto di non prendere in braccio il proprio pargolo, altrimenti si vizierebbe. In realtà ormai da qualche anno la scienza smentisce questo falso mito. Prendere in braccio, coccolare e mantenere il contatto con il proprio bambino non è un vizio, bensì una necessità biologica fondamentale per lo sviluppo emotivo e neurologico.

Già in gravidanza il feto è sensibile agli stimoli esterni

Già durante la gravidanza il feto è sensibile agli stimoli esterni. Le neuroscienze hanno dimostrato che riconosce la voce della mamma e reagisce alle carezze sulla pancia.

Parlare con tono dolce e rassicurante non è soltanto un gesto affettuoso, ma favorisce la formazione delle prime connessioni neuronali e contribuisce a costruire un legame precoce che avrà effetti positivi anche dopo la nascita. Il cervello del neonato è incredibilmente plastico e le sue connessioni e circuiti nervosi si formano e si modellano in base alle esperienze ed agli stimoli che riceve. Quando il neonato viene tenuto in braccio e rassicurato, il suo cervello interpreta queste azioni come segnali di sicurezza e benessere portando alla creazione e al rafforzamento di sinapsi nelle aree cerebrali associate all'elaborazione delle emozioni, alla memoria e alle relazioni sociali. Sono proprio queste connessioni a sviluppare il circuito di "reward", un sistema fondamentale che rilascia dopamina, insegnando così al bambino a cercare legami sociali e rafforzare il legame di attaccamento con la mamma.

Il ruolo del contatto

Il pianto, il principale linguaggio del neonato, non è un capriccio da correggere, ma una richiesta di attenzione e vicinanza. Rispondere prontamente con il contatto fisico non "rovina" il bambino, ma gli trasmette sicurezza e fiducia, elementi fondamentali per la regolazione emotiva. L'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'UNICEF sottolineano l'importanza del contatto pelle a pelle subito dopo il parto: aiuta a regolare la temperatura corporea, favorisce la stabilità del battito e della respirazione e stimola l'avvio dell'allattamento.

Anche il babywearing, ossia il portare il bambino in fascia è supportato dal parere di diversi pediatri e di tanti psicologi, che ha dato forma ad una narrativa medica completamente diversa da quella attuata dalle precedenti generazioni, la quale invece spesso era frutto di un pregiudizio storico.

Tenere il neonato vicino al corpo del genitore riduce il pianto, favorisce il sonno e rafforza il legame affettivo. Si tratta di un prolungamento naturale del contatto iniziato in gravidanza e un aiuto prezioso alla quotidianità.

Il contatto non rappresenta un vizio

Il legame costruito fin dalla nascita attraverso il contatto costante è determinante durante le difficoltà di regolazione emotiva in tutta l'età evolutiva e fondamentale per stabilire un rapporto di fiducia e dialogo durante l'adolescenza. Coccolare, parlare, accarezzare e tenere vicino il proprio bambino non significa viziarlo, ma offrirgli una base sicura per affrontare il mondo. sfatare questo mito è un passo importante per restituire ai genitori la libertà di seguire sia l'istinto sia la scienza: il contatto è vita, relazione e crescita.