Crollo dei consumi, scarsa fiducia nel futuro e famiglie che annaspano per far tornare i conti: il 2012 viene ribattezzato come l’anno peggiore dal dopoguerra. E non finisce qui, poiché aumento delle bollette, caro vita dei generi alimentari e la non ultima Imu, hanno fatto schizzare alle stelle la pressione fiscale. Insomma, il 2012 è stato davvero pessimo dal punto di vista della crescita e della capacità di spesa.
Solo nel mese di dicembre i prezzi al consumo sono lievitati del 2,4% rispetto all’anno precedente. In generale, i maggiori tassi di crescita si registrano per la casa: le spese per acqua, elettricità e combustibili sono salite del 7,1%.
In aumento anche i trasporti (+6,5%), seguiti da bevande alcoliche e tabacchi (+5,9).
Gli ultimi dati Istat dipingono un panorama davvero tetro: i consumi scendono a -2,9%, facendo registrare un calo che non si verificava dagli anni Cinquanta. Anche Confcommercio dichiara amaramente: "I dati relativi al sentimento di famiglie ed imprese confermano il permanere di elementi di difficoltà all'interno dell'economia italiana. Il clima di fiducia delle famiglie, nonostante un moderato recupero a dicembre, non impedisce alle famiglie stesse di continuare a percepire un peggioramento della propria condizione economica, elemento che ne frena le capacità di spesa".
Confcommercio stessa, nella sua analisi periodica sui consumi, ha evidenziato che a novembre si è registrata ancora una diminuzione, riportando ancora dati in flessione del 2,9% nel confronto annuo e dello 0,1% rispetto al mese di ottobre.
Prosegue così il trend in atto dalla fine del 2011 e si mostra ''con una certa evidenza come il 2012 si avvii ad essere ricordato come l'anno più difficile per i consumi del secondo dopoguerra".
I dati generali diffusi dall’Istat parlano chiaro: con la pressione fiscale alle stelle, nei primi 9 mesi del 2012 l'incidenza sul Pil delle entrate totali è stata del 44,8%, aumentata di oltre 1 punto percentuale, rispetto al 43,2% del corrispondente periodo 2011. Così anche il terzo trimestre, dove il significativo aumento della pressione fiscale è arrivata al 45,7%, rispetto al 43,5% del terzo trimestre 2011.