Il 2012 è stato, dal punto divista dei dati relativi alla produzione industriale, la peggiore annata dal1990. La perdita registrata lo scorso anno è stimata nella misura percentualedel -6,6% rispetto all'anno precedente.
Non può essere di conforto il lieveaumento registrato a dicembre e pari al +0,4%, dato che l'aumento in questione, aggregato ai risultati dei tre mesi precedenti, ci dice che nel quarto trimestre 2012 laflessione dei livelli di produzione è stata complessivamente del -2,2% rispettoal trimestre precedente.
L'ISTAT definisce il rialzo congiunturale di dicembre un"timido segnale di inversione di rotta, anche se bisogna ricordare come gliultimi trenta giorni dell'anno siano difficili da interpretare, moltovariabili, perché influenzati dalle ferie natalizie".
Dalle analisi compartimentali sievidenzia che nessuno dei comparti produttivi è stato risparmiato dalla crisieconomica. Si registrano difatti variazionitendenziali negative in tutti i comparti produttivi. Le diminuzioni più marcatesono quelle riguardanti il comparto dei beni intermedi, dove il calo è del -9,4%,e quello dei beni di consumo, con una flessione del -7,7%, mentre in altri compartifondamentali si registrano flessioni più contenute: nel comparto energia ladiminuzione è del -3,7%, in quello dei beni strumentali del -2,5%.
Le analisi di settore non dannoun esito differente: si rilevano flessioni in tutti i settori industriali. Lediminuzioni più consistenti sono quelle riguardanti la fabbricazione diarticoli in gomma e materie plastiche e di altri prodotti della lavorazione diminerali non metalliferi, con un calo è del -16,8%.
L'industria del legno,della carta e stampa registra una diminuzione della produzione pari al -11,4%. Laflessione nel settore dell'attività estrattiva è invece del -10,8% e in quellodella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati raggiunge il -10,7%.
Le analisi previsionali del Centro Studi diConfindustria relative al 2013 parlano di una timida ripresa: in base ai daticongiunturali di questo gennaio, difatti, si è registrato un, a dire il vero,modesto aumento della produzione pari allo 0,2%. Per Claudio De Vincenti, sottosegretarioallo Sviluppo economico, per uscire dalla crisi "è fondamentale una ripresacomplessiva dell'area europea e una svolta nelle politiche UE".
Il leader dellaFiom, Maurizio Landini, afferma che "il 2013 potrebbe essere drammatico dalpunto di vista della tenuta sociale" e la CGIL parla di "segnali inquietanti". PaoloPirani, segretario confederale della UIL, infine fa presente che "non siproduce perché non si vende e non si vende perché i salari sono tra i più bassie tra i più tartassati dal fisco in Europa. Bisogna ridurre le tasse sullavoro: questo è il primo provvedimento da attuare per cominciare ad invertirela rotta verso la ripresa".