Meno 50 punti base rispetto all'inizio di febbraio e meno 200 punti base rispetto lo scorso 10 agosto. Lo spread tra Btp e Bund ne sta facendo di strada, fortunatamente per noi al ribasso. I mercati sono tornati a scommettere sul nostro Paese? Sembrerebbe di sì visto che lo spread, sintomo di fiducia finanziaria e di affidabilità economica, continua a volare al ribasso.
Ma l'Italia è davvero uscita dalla crisi? Possiamo veramente esultare e gioire? Difficile dirlo adesso. Una cosa è sicura: l'Italia da sola non potrà vedere la fine della recessione. Se questo evento avverrà, sarà per merito di un progetto globale di miglioramento dell'economia.
E chi legge notizie economiche lo sa bene: molto, forse tutto, è cominciato da quel 27 luglio 2012, quando Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, si dichiarava "pronto a tutto per difendere l'euro". Da lì si è innescato un vortice rialzista sui mercati finanziari che, nonostante qualche correzione nell'autunno scorso e nella fine dell'inverno 2013 (in Italia complice anche la difficile situazione politica emersa dalle elezioni politiche di fine febbraio), ha condotto i listini a livelli che non si vedevano da diversi anni.
Ma come sta realmente il nostro Paese? Le analisi è facile farle, ma bisogna analizzare i numeri. Ecco una raffica di indicatori macroeconomici che ci mettono in mostra il reale stato di salute dell'Italia; un pò come fatto da Wall Street Italia.
Debito pubblico: nuovo record a marzo 2013 (2.034,763 miliardi di euro). E' pari al 130,3% del Pil, rispetto al 123,8% del primo trimestre del 2012.
Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, pari a circa 6 miliardi di euro.
Pil: Standard & Poor's ha ridotto le previsioni di crescita per il nostro Paese per questo 2013. Ora siamo al - 1,9% rispetto al precedente - 1,4% previsto a marzo 2013 ed al + 0,5% stimato nel dicembre del 2011. Nel 2012, invece, il Prodotto interno lordo italiano si è contratto del 2,4%.
Deficit/Pil: pari al 2,9% nel 2013. Siamo usciti dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, grazie all'aumento delle tasse (Imu 2012 ed aumento Iva su tutti).
Prestiti delle banche: il credit crunch continua ed è sempre presente. Alle imprese - 5% su base annua nei mesi da marzo a maggio 2013.
Sofferenze bancarie: nel mese di maggio 2013 c'è stata una salita del 22,4% annuo a 135,5 miliardi di euro.
Entrate tributarie: a maggio 2013 calo di 0,7 miliardi rispetto a maggio 2012; nei primi cinque mesi del 2013 calo dello 0,4% rispetto all'omologo periodo del 2012.
Iva: contrazione totale dei consumi nonostante l'aumento al 21% rispetto al precedente 20%. - 6,8% nei primi cinque mesi del 2013.
Potere delle famiglie: dall'inizio della crisi, le famiglie italiane hanno visto contrarsi il loro potere d'acquisto di circa 4 mila euro a nucleo.
Disoccupazione: record del 12,2% (non si registrava dal 1977), con quella giovanile oltre il 38%. Ampiamente sopra la media europea, anche se Portogallo, Spagna e Grecia sono messi peggio di noi (magra consolazione).
Neet: i "Not in Education, Employment or Training" sono arrivati a quota 2,2 milioni nella fascia degli under 30. Sono ragazzi completamente inattivi: non studiano, non lavorano e non imparano alcun mestiere. Per loro il futuro è nullo.
Contratti di lavoro: secondo i dati Ocse, il 53% dei giovani sotto i 30 anni ha un contratto atipico con ripercussioni non solo economiche a livello di stipendio, ma anche di possibilità di accedere a prestiti e mutui per costruirsi una famiglia e, quindi, pensare al proprio futuro.
Produzione industriale: crollo, crollo e sempre più crollo. Negli ultimi anni - 17,8%, anche se nelle ultime release si inizia a notare un miglioramento.
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