Le dichiarazioni del camorrista pentito del clan dei Casalesi, Carmine Schiavone, in merito allo scandalo dei rifiuti tossici nascosti in un'ampia zona della Campania, continuano a sollevare polemiche di ogni genere.

Un manifesto pubblicitario, messo in circolazione dal famoso marchio Pomì, sta già scatenando vibranti proteste in rete da parte di migliaia e migliaia di cittadini del Sud che si sono sentiti profondamente offesi dallo slogan usato per la campagna promozionale.

Nel manifesto, infatti, è stata rappresentata la figura stilizzata dell'Italia con l'immagine di un pomodoro che campeggia nel mezzo delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna: l'intento è stato quello di "assicurare" la provenienza dei propri prodotti esclusivamente da quella zona, a tutela della salute dei propri clienti che si sono sentiti minacciati dallo scandalo della "Terra dei fuochi": ricordiamo, a questo proposito, anche il servizio televisivo messo in onda nel programma "Le iene" dove veniva denunciata la coltura di ortaggi in terreni adibiti a discarica di rifiuti tossici.

Naturalmente la campagna pubblicitaria, apparsa in primo piano sulla pagina Facebook della nota azienda conserviera, è stata fortemente criticata dalle popolazioni del Sud che hanno accusato la "Pomì" di aver speculato sulla notizia dello scandalo, creando panico tra i consumatori e generando un grave disorientamento verso questa particolare categoria merceologica.

La preoccupazione delle aziende campane per un crollo dei consumi dei propri prodotti, evidentemente, comincia a farsi sentire e rischia di degenerare in una battaglia di tipo economico tra il Nord e il Sud, già fortemente divise per altre ragioni.

La Pomì, nel frattempo, ha provveduto a prendere posizione in merito all'accaduto, dichiarando di aver solo adempiuto alle richieste di molti consumatori che avrebbero chiesto all'azienda, a gran voce, di specificare l'origine dei prodotti.