Anche Equitalia piange, verrebbeda dire. Sì, perchè è da un po' di tempo che circola la notiziasecondo la quale anche la 'non amata' agenzia di Stato di recuperocredito sarebbe caduta nella spirale del debito, registrando con lafine dell'anno appena concluso un passivo di circa 858 milionidi euro. Un saldo in rosso che probabilmente ha come causa la minoreriscossione da parte dell'agenzia del presidente Befera deidebiti dei contribuenti italiani; rispetto infatti al 2012, il 2013ha visto Equitalia perdere per strada circa un miliardo di euro dimancate entrate.

Ma c'è chi sostiene che il buco diEquitalia abbia in realtà una natura più complessa della semplicemancata riscossione dei crediti che l'agenzia di Stato può vantareverso i contribuenti, e debba essere invece fatta ricadere sulletante modifiche che il sistema fiscale ha subito negli ultimi tempi,come la soppressione dell'Ici, la diminuzione dei costi diaggio, quindi la minore percentuale sugli importi incassati, ed anchela dilazione dei sistemi di riscossione, così come disciplinato tral'altro dall'ultimo Decreto del Fare, tutte realtà chesommate, spiegano gli esperti, hanno come risultato il pocoinvidiabile attuale conto in rosso dell'agenzia del presidenteBefera.

A questo si aggiungano i tanti 'restyling' di cui l'agenziadi Stato è stata soggetta, fino a divenire nel complesso, dopodiverse fusioni, un gruppo interamente a capitale pubblico(51% dell'Agenzia delle Entrate e 49% dell'Inps) composto daEquitalia s.p.a., Equitalia Giustizia, Equitalia Nord, EquitaliaCentro, Equitalia Sud, tutte realtà che inevitabilmente hanno poiuna ricaduta nell'incremento del debito complessivo dell'agenziastatale.

Una situazione quella di Equitalia chenecessariamente ha allarmato la Corte dei Conti, organo diStato con funzioni amministrative, giurisdizionali e di controllo inmateria di conti pubblici, che relativamente alla presente condizionedi debito dell'agenzia del presidente Befera così si è espresso: "L'attività di riscossione da ruolo, nel 2012 ha registrato ancorauna volta una flessione, passando da 8,9 miliardi del 2010 a 8,6miliardi del 2011 e a 7,5 miliardi nel 2012"

La domanda che ora ci si pone è quindicosa dovrà fare l'Agenzia di Stato per uscire dall'attualecondizione di debito, e una risposta viene direttamente offerta dallaCorte dei Conti che così dichiara: "La società, alsuo azionista e lo stesso legislatore devono adottare misure necessarie perinterrompere questa dinamica alla lunga insostenibile, tenendotuttavia in considerazione la grave situazione economico-sociale chesta attualmente attraversando il nostro Paese".

In buone parole l'indicazionedell'organo di Stato vuole intendere che Equitalia dovrà continuarea svolgere la propria funzione di recupero crediti, ma allo stessotempo dovrà tenere conto dell'attuale condizione di crisi economicache attanaglia il Paese, permettendo così ai debitori un più ampioraggio d'azione e tempi più lunghi con i quali saldare i propridebiti con il fisco. Un'esigenza questa tra l'altro voluta edisciplinata dall'ultima finanziaria del governo Letta, che hainserito, nell'ormai nota legge di stabilità, lo storno degliinteressi di mora delle 'odiate' cartelle esattoriali notificatedall'agenzia di Stato prima della data del 31 ottobre 2013, sgravandodunque i contribuenti italiani di tutti quegli interessi cheEquitalia poteva vantare nei loro confronti.

Insomma se si vuolealleggerire la pressione fiscale dei contribuenti, necessariamente lecasse di Equitalia dovranno perdere qualcosa, anche se poi questoincide sul 'debito pubblico'. Per questa ragione da tempo la Cortedei Conti insiste che la vera priorità del governo è dar vita aduna riforma del sistema fiscale che sia rivolto a migliorare l'equitàdelle entrate fiscali e a fornire ad Equitalia i migliori strumentiper operare bene nel proprio lavoro, senza il quale una realequadratura dei conti pubblici sarà di fatto impossibile. Sembrainfatti di trovarsi ancora difronte al più classico esempio della "coperta troppo corta". 

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