Buone notizie per gli operatori del settore delle sigarette elettroniche e dei liquidi per la vaporizzazione: l'Anafe, l'Associazione Nazionale Fumo Elettronico, che riunisce i produttori di sigarette sorride alla notizie che, il Tar del Lazio ha di fatto bloccato la normativa che prevedeva una maxi-tassa di consumo pari al 58,5% sulle sigarette elettroniche e su tutti i prodotti e gli accessori inerenti. Il primo commento del presidente Massimiliano Mancini,è stato: "Questa prima valutazione espressa dal Tar del Lazio da finalmente ragione alle nostre istanze, riconoscendo di fatto l'assurdità dell'imposizione fiscale del 58,5%".
Il boom di vendita delle sigarette elettroniche si è avuto nel 2012/13, quando sono sorti negozi specializzati in ogni parte d'Italia e buona parte dei fumatori di sigarette tradizionali, per Natale, si è visto regalare, da parenti o amici, un pacco regalo con al suo interno una sigaretta elettronica.
Il primo scopo della sigaretta elettronica è quello di cercare, graduatamente, di smettere definitivamente di fumare ovvero di assumere meno nicotina. La sigaretta elettronica è dotata di una batteria ricaricabile che consente di inalare vapore di una soluzione di acqua, glicole propilenico, glicerolo, nicotina (in quantità variabile o anche assente) e aromi alimentari. Il vapore inalato consente di provare un sapore e una sensazione simile a quella provata inalando il fumo di tabacco di una tradizionale sigaretta.
Il liquido per caricare le sigarette può essere acquistato premiscelato con aromi a scelta e nicotina in concentrazione variabile o eventualmente assente, infatti la soluzione contenuta nella cartuccia all'interno del filtro può presentare o meno nicotina al suo interno. Quello che sembrava un ottimo investimento per il futuro, dal 1 gennaio 2014 è finito tutto "in fumo".
Dal 1 gennaio 2014, data dell'entrata in vigore della tassa del 58,5%, gli imprenditori del settore stanno mettendo in mobilità (cassa integrazione) oltre 900 impiegati del settore, mettendo a rischio il posto di lavoro di altri 5000 dipendenti. Secondo l'Anafe-Confindustria, il Governo Letta non può rimanere inerme davanti a questo problema e spera che si trovi un sistema che consenta al settore di consolidarsi e crescere nel tempo, considerando che in Italia sono a rischio chiusura oltre 3500 negozi.
I punti vendita che hanno investito nell'acquisto di materiale prima del 31 dicembre 2013, ora potranno vendere tutti i prodotti giacenti senza l'aggiunta dell'imposta del 58,5%.
In risposta alla sospensione del Tar del Lazio sulla tassa del 58,5%, i Monopoli di Stato fanno sapere che: "Il Giudice amministrativo ha solo sospeso il nuovo regime autorizzativo previsto per i depositi, ma non l'applicazione del prelievo fiscale, in vigore dal primo gennaio 2014, che resta dovuto nella misura prevista dalla legge del 58,5%".