L'Autorità del canale di Panama (ACP) e il consorzio Grupo Unidos por el Canal (GUPC), guidato dall'azienda spagnola Sacyr e da quella italiana Salini-Impregilo, hanno raggiunto un accordo parziale: riprenderanno i lavori di ampliamento durante la giornata di oggi.

Lo ha confermato l'ACP in una dichiarazione, in cui ha riconosciuto che "rimangono però alcune questioni sulle quali non è stato ancora raggiunto un accordo".

L'intesa prevede che, una volta ripresi i lavori, l'ACP inoltri al consorzio panamense GUPC 36,8 milioni di dollari (circa € 26.800.000) per le fatture del mese di dicembre, al fine di pagare ai loro dipendenti metà dello stipendio e di far fronte ad altri obblighi verso i fornitori.

Le parti coinvolte hanno inoltre un margine di almeno 72 ore per concordare su: date di consegna delle porte, calendario di attuazione, piano di rimborso della moratoria e altri aspetti chiave del progetto.

Se realizzato, questo accordo definitivo porrebbe fine ad un conflitto sorto il 1° gennaio, quando le imprese coinvolte minacciarono di fermare i lavori se non fosse trovata una soluzione ai costi aggiuntivi imprevisti. Le conseguenze di uno stop sarebbero state molto gravi e avrebbero causato la perdita di diecimila posti di lavoro oltre all'impatto che avrebbe avuto in negativo sulla crescita economica.

Il canale di Panama, completato nel 1914, viene utilizzato da 13 mila o 14 mila imbarcazioni ogni anno. L'ampliamento, che prevede la costruzione di un terzo set di chiuse, serve a rendere il canale navigabile anche alle navi che trasportano fino a 12 mila container, il doppio di quello attualmente consentito.

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