Finalmente una buona notizia da parte del Fmi, il Fondo monetario internazionale. Stando a quanto viene affermato nel World economic outlook, a partire da quest'anno l'Italia potrà finalmente osservare, tra gli indicatori economici riguardanti il pil, un ritorno in positivo.

Infatti dopo il dato piuttosto negativo di -1,9% del 2013, per l'economia italiana tornerà a farsi viva la crescita: ciò a cui si potrà assistere sarà un timido +0,6% per quanto riguarda il 2014, mentre per il 2015 si prevede una percentuale di rialzo pari a +1,1%.

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E non è finita qui: infatti il rapporto esce proprio assieme al richiamo, sempre da parte del Fmi, a favore dell'attuazione di un maggiore allentamento monetario, con un'adiacente messa in campo di strumenti non convenzionali nell'obiettivo di fronteggiare il rischio - che a quanto pare sarebbe relativamente alto - di deflazione nell'area dell'Eurozona. La stima infatti relativa ai prezzi al consumo per quest'anno è pari allo 0,9% ed è di 1,2% per il prossimo.

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Secondo il Fmi un'eventuale azione di riapertura del credito in questo momento avrebbe la capacità di incrementare il pil fino ad un livello pari o addirittura maggiore al 2%, in Paesi quali l'Italia ma anche Spagna, Francia o Irlanda. Per l'Italia si parla addirittura di una crescita che potrebbe raggiungere quote del 3,9%, nel caso in cui l'offerta di credito tornasse a livelli pari a quelli del periodo anteriore all'inizio della crisi, cioè nel 2008. 

Sembrerebbe quindi che finalmente anche il Fmi abbia esposto le sue perplessità per quanto riguarda la carenza di credito delle imprese non finanziarie, e dell'impossibilità da parte delle banche di fornire loro alcun tipo di prestito.

Nel documento si afferma infatti che la mancanza di credito rischierebbe di fungere da freno per la ripresa economica, e di come questa situazione si ripercuoterebbe con un effetto fortemente negativo sul pil. Come del resto si è già verificato fino al terzo trimestre del 2013 in molti Paesi tra i quali Francia, Germania e Stati Uniti, e in maniera ancora più pesante per i Paesi che hanno vissuto le maggiori difficoltà, tra i quali vi è anche l'Italia. 

Non saranno perciò tutte rose quelle che fioriranno.

Per quanto riguarda la ripresa italiana infatti non è detto che sarà necessariamente legata ad un ribasso della disoccupazione: dal valore del 12,2% di disoccupazione che si è registrato nell'anno appena trascorso si passerà ad un dato perfino superiore nel corso di quest'anno, pari al 12,4%. Scenderà invece di appena qualche punto percentuale nel 2015, fermandosi sulla soglia dell'11,9%, cifra che resta però complessivamente abbastanza preoccupante.

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Nonostante ciò anche la ripresa globale apparirebbe prossima ad un rafforzamento, per quanto in realtà sia al momento ancora debole e presenti per di più diversi di rischi di dirigersi al ribasso rispetto alle aspettative finora esposte. Ciò che si prevede è una crescita del 3,6% nel 2014 e del 3,9% nel 2015, con un aggiustamento infatti negativo rispetto alle stime emesse nell'ottobre dell'anno scorso.

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L'impressione generale tuttavia è quella di un rialzo diffuso a partire dai prossimi mesi, sia per quanto riguarda l'area europea, sia in una prospettiva globale. Quello che per ora il Fmi si è sentito di affermare relativamente alle economie del vecchio continente, consiste in prevalenza nell'avvertimento della necessità di mettere al riparo le banche maggiormente in crisi, ricapitalizzando quelle più deboli, e proseguendo lungo la strada dell'unione bancaria fino a giungere al suo definitivo completamento. L'obiettivo di queste mosse dovrebbe rivolgersi all'attuazione delle riforme strutturali finalizzate a puntare successivamente verso il sostegno della domanda. 

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