È l'anno della svolta: il crollo del prezzo del petrolio, la svalutazione dell'Euro, l'accelerazione del commercio mondiale, la diminuzione dei tassi di interesse a lungo termine e le misure della Banca Centrale Europea. Elementi esterni questi che formano una combinazione essenziale, "Una manna dal cielo", cosi il Centro Studi di Confindustria li ha denominati. Tali elementi daranno una spinta favorevole alla crescita dell'economia italiana. Il 2015 sarà dunque l'anno di fine recessione, facendo tornare il segno + sul PIL e sull'occupazione, anche grazie alla riforma del lavoro ed alla flessibilità dei conti pubblici conquistata a Bruxelles.

Viale dell'Astronomia è arrivato a stabilire degli effetti rilevanti, pari al 2,1 percento di incremento durante il 2015 ed un +2,5 percento per l'anno prossimo. Anche nel caso in cui dovessero arrivare ulteriori dati negativi sull'occupazione stimati intorno alla fine del 2014, in quanto le aziende han preferito rinviare le riforme in attesa dell'entrata in vigore della riforma del lavoro, fortunatamente con l'inizio del 2015 lo scenario dovrebbe cambiare in maniera radicale.

I risultati degli studi di Confindistria sono arrivati subito dopo quelli della Banca d'Italia, che ha stimato una crescita superiore all'attesa nei prossimi mesi, circa un punto di PIL sull'onda del Quantitative Easing, l'iniezione di liquidità varata dal Presidente della BCE Mario Draghi.

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"Dei segnali di ripresa timidi, ma allo stesso tempo interessanti, partendo dai macchinari per arrivare alle previsioni PIL. Andiamo avanti con le riforme per dare di nuovo fiducia agli italiani" ha commentato fiducioso su Twitter il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. A quanto pare la fiducia sembra essere tornata anche fra le imprese ed i consumatori, "Gli italiani-ha detto l'ISTAT-ora sono più ottimisti". Ciò lo dimostra anche il recente incremento del mercato immobiliare, infatti le compravendite risultano essere salite del 3,7 percento durante il terzo trimestre dell'anno scorso, dati questi riferiti sempre dall'ISTAT. Per quanto riguarda i mutui, sempre nello stesso periodo si è registrata un'impennata del 14 percento.