Un indicatore economico criticato ma necessario: il prodotto interno lordo (P.I.L.) è un indicatore economico che misura la ricchezza prodotta in una determinata area, indipendentemente dalla nazionalità di chi la produce. Il termine "prodotto" è utilizzato perché il dato rappresenta il risultato finale dell'attività produttiva compiuta nel territorio oggetto d'esame in un periodo di tempo. Si misura quindi il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti in quella zona in un trimestre, in un anno ecc.: è la misura della produzione che, avendo un prezzo, può essere scambiata sul mercato.

Il prodotto è definito "interno" per esigenze di delimitazione territoriale: sono compresi nei calcoli solo i beni e servizi prodotti all'interno di una certa area di riferimento. Il termine prodotto interno è anche seguito dall'aggettivo "lordo" perché il valore dei beni e servizi prodotti include anche i costi degli ammortamenti (procedimenti con i quali i costi del successivo reintegro dei beni ad utilità pluriennale, ad esempio macchinari, vengono registrati nella contabilità, eseguendo accantonamenti di quote del ricavato per tutti i seguenti periodi di esercizio prestabiliti).

Il P.I.L. viene anche definito saldo del conto della produzione. In grandi linee il P.I.L. è composto dai consumi finali, dagli investimenti privati, dalla spesa pubblica e dal saldo della bilancia commerciale cioè le esportazioni nette (esportazioni totali meno le importazioni totali). Si tratta di un metodo che viene impiegato da decenni per valutare l'andamento dell'attività economica a livello mondiale, nazionale ed anche per ponderare gli apporti regionali.

Malgrado critiche e proposte di modifica, resta uno tra i dati economici più seguiti del mondo perché è ritenuto uno strumento valido: può diventare impreciso solo di fronte a situazioni anomale che, in un orizzonte internazionale più ampio (ad es. l'area dell'euro), sono ridotte a fattori quasi marginali. Naturalmente in futuro è possibile che venga migliorato, riducendo i margini di errore.

Il punto decisivo è che la misurazione della ricchezza prodotta resta un dato necessario perché una società civile ha il diritto di conoscere l'entità delle risorse reali sulle quali può fare affidamento: un esempio è dato dal rapporto tra gettito fiscale e P.I.L.

che quantifica la percentuale di ricchezza legittimamente raccolta dallo Stato con i prelievi fiscali. Importanti sono i riflessi sulla disoccupazione.

Per questa ragione precisi obblighi di informazione riguardanti i dati statistici sono ora disposti dal Regolamento UE n. 549 del 21 maggio 2013, relativo al Sistema europeo dei conti nazionali e regionali nell'Unione europea: il termine previsto per la pubblicazione della stima preliminare del PIL è 45 giorni dalla fine del trimestre di riferimento.

Un dato migliore delle attese: l'Istat ha reso pubblica la sua stima preliminare del P.I.L. generato nel primo trimestre del 2015. Questo il dato congiunturale: rispetto al trimestre precedente l'aumento è stato stimato nello 0,3 per cento ed è superiore alle aspettative (Confindustria aveva pronosticato un + 0,2%). La stima comunicata comprende anche il dato tendenziale: rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, il P.I.L.

è rimasto invariato ed anche questo risultato è stato superiore alle previsioni. L'Italia esce ufficialmente dalla recessione più lunga dal secondo dopoguerra.



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