Ci sono voluti mesi di preparazione e finalmente Poste Italiane sbarca in Borsa, una vera evoluzione per l’azienda più tradizionalista e politicizzata della nostra nazione. Non resta che aspettare gli effetti nel mercato azionario e la risposta degli azionisti. La maxi- Ipo prevede che vengano immesse sul mercato quasi il 40% delle azioni di Poste Italiane, come è avvenuto negli anni ’90 anche per Telecom Italia, Eni e Finmeccanica. La ripartizione del capitale avverrà in diverse percentuali tra banche, fondi pensione, assicurazioni, investitori e piccoli risparmiatori nonché tra gli stessi dipendenti dell’azienda.

Privatizzazione e nuove assunzioni

L’amministratore delegato Francesco Caio, ha ipotizzato l’avviamento della negoziazione in borsa con la quotazione iniziale tra il 26 e il 27 ottobre prossimi.

Nel contesto della presentazione della manovra ha confermato l’avviso che l’azienda darà il via 8 mila nuove assunzioni, ciò porterà innovazione e valore aggiunto al livello industriale e politico. Secondo lo stesso, Introdurre forza lavoro, fortificare tutta la struttura porterà l’azienda verso un cambiamento positivo. Non sono però mancate le manifestazioni di molti dipendenti contrari alla privatizzazione.

Verso il cambiamento 

Di certo la privatizzazione di Poste Italiane, con l’arrivo tutto nuovo a Piazza Affari, sarà la più importante operazione in borsa da 15 anni a questa parte e l’acquisto delle azioni sarà possibile fino al 22 ottobre salvo chiusura anticipata o proroga, sia per gli istituzionali che per i privati. Ci saranno soglie minime d’acquisto e bonus per coloro che manterranno le azioni per almeno un anno; condizioni agevolate e sconti per i dipendenti.

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Tutta l’operazione verrà controllata direttamente dal Ministero del Tesoro, quindi in questa privatizzazione parziale allo Stato rimarrà il controllo, come previsto dalla scelta del Ministero delle Finanze, che ne ha deciso la privatizzazione. Scelta diretta a ottenere stabilità e controllo per lo Stato, inoltre, con la cessione delle quote, la diminuzione del debito pubblico. Per il governo, il prossimo anno, altre aziende come l’Enav e Ferrovie dello Stato potrebbero diventare protagoniste dei listini finanziari e ripartizioni al fine di privatizzazioni.