In Italia i contratti di Rete di Imprese hanno superato quota 2.000 e coinvolgono ormai più di 10.000 imprese. Un fenomeno in grande crescita e che sembra adattarsi bene alla realtà imprenditoriale italiana caratterizzata da una grande frammentazione delle imprese, praticamente in ogni settore, e dalla difficoltà per le stesse di unirsi per creare azioni strategiche avendo una maggior massa critica.

Ma cos’è una rete di imprese?

La Rete di Imprese è uno strumento giuridico operativo dal 2010 che consiste in un accordo-contratto volto a consentire alle imprese di esercitare in comune alcune attività, migliorando il funzionamento delle stesse e l’efficienza nell’impiego delle risorse.

Con tale strumento il legislatore ha inteso facilitare le forme di aggregazione e di coordinamento tra imprese con un occhio particolare alle PMI (cioè le piccole e medie imprese di ogni settore) che collaborando cerchino di accrescere la propria massa critica, le capacità competitive e anche la possibilità di sviluppare strategie innovative unendo le forze.

In passato le aggregazioni tra aziende venivano fatte sostanzialmente attraverso acquisizioni o fusioni aziendali, oppure con la creazione di consorzi o associazioni temporanee di impresa; oppure ancora attraverso aggregazioni informali come nel caso dei distretti industriali. Con il contratto di rete si aprono nuovi scenari caratterizzati anche dal fatto che le aziende possono unirsi per esercitare insieme alcune attività con carattere innovativo e tendenzialmente duraturo, pur mantenendo, ciascuna impresa, la propria autonomia e senza legarsi in un rapporto societario molto più vincolante.

Con la rete le aziende si uniscono per fare solo alcune cose, decidono liberamente quali siano e con quali modalità perseguirle, mantenendo su tutto il resto la propria autonomia aziendale e operativa. Questo tipo di collaborazione consente alle imprese coinvolte di calibrarsi e di conoscersi meglio, per poi magari confluire in una aggregazione contrattualmente più solida in un secondo momento. Metaforicamente parlando, potremmo dire che le reti possono fungere da “fidanzamento” che consenta di capire se sia poi strategico confluire in un “matrimonio” aziendale.

E questo sembra essere un modello che si adatta bene alle caratteristiche del tessuto imprenditoriale italiano , dove è necessario incidere sulle difficoltà a collaborare tra imprenditori, facendo in modo che i valori differenzianti delle piccole imprese (creatività, flessibilità, qualità etc) si possano coniugare con l’organizzazione, l’efficienza e le competenze manageriali necessarie per competere in un panorama economico sempre più complesso.

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