E' del tutto comprensibile che in un sistema economico in cui convivono situazioni di lavoro precario accanto a posizioni lavorative più stabili, molti giovani italiani ambiscano al "posto fisso" come ad una condizione ottimale che possa dare più certezza per il futuro consentendo di programmare gli investimenti e le spese della propria vita. Ma dietro a questa visione si nascondono alcune insidie.

Intanto andrebbe analizzato un po' meglio il concetto di "posto fisso". A parte alcune professioni in cui la posizione, essendo inquadrata all'interno della amministrazione pubblica, appare solida, a tempo indeterminato, con poche possibilità di licenziamento o di vedere fallire l'organizzazione per cui si lavora, per tutti gli altri lavoratori, diciamo del settore privato, l'accezione di posto fisso acquista altri connotati.

Un conto è un contratto a tempo indeterminato, un altro conto è avere un posto fisso che nessuno ci potrà mai togliere. In una impresa privata il posto di lavoro potrà essere regolato da un contratto a tempo indeterminato, ma quel posto esisterà solo finché l'impresa (e l'imprenditore) riuscirà a stare sul mercato e a garantire quegli stipendi. La vita delle imprese e delle professioni non è affatto a tempo indeterminato ma, anzi, è sempre esposta alle incertezze e alle difficoltà di un sistema economico sempre più complesso e, all'interno del quale, è ogni giorno più complicato guidare le imprese e le strategie professionali.

E' triste vedere giovani neo-laureati che si cimentano nei concorsi pubblici con la speranza di avere un posto fisso, indipendentemente dal tipo di posto. Interrogati sull'argomento alcuni giovani candidati rispondono che stanno andando "… a tentare un concorso alla Regione senza sapere bene per quale posizione, tanto l'importante è prendere un posto che è come un "win for life", uno stipendio fisso a vita …".

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Comprensibile, ma non del tutto edificante che un giovane poco più che ventenne aspiri a passare tutta la vita in un unico posto, magari su una stessa scrivania, a fare lo stesso lavoro per decenni, forse somatizzando malattie da frustrazione professionale e ingurgitando pastiglie per la gastrite fino alla pensione.

Non è al posto fisso che si dovrebbe aspirare, ma allo "stipendio fisso". Un giovane dovrebbe puntare verso numerose esperienze lavorative, magari anche molto diverse tra loro proprio per poter maturare una esperienza e una visione professionale la più ampia e stimolante possibile. Questo sarebbe possibile in un sistema in cui sia magari probabile perdere il lavoro spesso, ma in cui sia anche poi molto semplice trovarne un altro, grazie alla elevata mobilità generale. Ed è nel passaggio da un lavoro all'altro che si potrebbero introdurre degli strumenti, graduati e limitati nel tempo, di sostegno al reddito per chi si trovasse momentaneamente in questa situazione di ricerca del nuovo lavoro.

E' lo "stipendio fisso" che serve ai giovani per programmarsi un futuro, acquistare una casa pagando il mutuo e costruirsi una famiglia. Non è passare tutta la vita sulla stessa scrivania e senza più muoversi da lì per decenni. Come si dice, la vita è un libro: chi non si muove mai continua a leggere solo la prima pagina.

Invece di cercare un "posto" sarebbe bene cercare un "lavoro" . Ma, ancora meglio, invece di cercare un lavoro, sarebbe bene cercare di inventarselo. Non è semplice, come non è semplice creare un' impresa o costruirsi una professione, magari originale, che apra nuovi mercati e crei, a sua volta, nuove professioni, fino a quel momento impensabili. Ma importante, per un giovane in cerca di lavoro e anche per un meno giovane in cerca di una occasione di cambiamento, è cercare di capire cosa si vuole, cosa veramente interessa ed appassiona. Cerchiamo di capire cosa ci piacerebbe fare davvero, e non accettiamo semplicemente di lavorare in un settore di cui non ci importa nulla ma nel quale abbiamo trovato il "posto fisso".