Nel 2015 il Pil del Sud dovrebbe crescere dello 0,1%. È il primo segnale positivo da quando nel 2008 è iniziata la grande crisi.  A trascinare fuori dalle sabbie mobili della recessione l’economia meridionale sono stati i consumi, cresciuti – anch’essi – dello 0,1%. E per il 2016 la situazione dovrebbe migliorare ancora, con un prodotto interno lordo che si dovrebbe attestare intorno allo 0,7%. Buona anche la performance sul fronte del mercato del lavoro.

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Nel secondo trimestre dell’anno ci sono stati 120mila occupati in più (+2,1%). Il Meridione per una volta ha fatto meglio del Centro-Nord (+0,4%). Tuttavia la spirale della povertà colpisce ancora una volta il Sud. il 62% dei meridionali guadagna al massimo il 40% del reddito medio nazionale. 

Le proposte

Le stime sono dello Svimez, che ha presentato ieri alla Camera dei deputati il Rapporto 2015 sull’economia del Mezzogiorno. Eppure nel dossier non ci sono solo numeri: l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, infatti, lancia da Roma le sue proposte per far crescere il Sud.

Svimez: il pil cresce dello 0,1 per cento
Svimez: il pil cresce dello 0,1 per cento

“Lo sforzo è quello - sostiene lo Svimez - di concentrarsi su una positiva, forte e necessaria discontinuità”.  In che modo? Innanzitutto bisogna investire nei cosiddetti drivers dello sviluppo: rigenerazione urbana, ambiente, agroalimentare e agroindustria, cultura, ricerca e innovazione. Inoltre bisogna prorogare anche per il 2016 quanto previsto dal Jobs Act: non far pagare i contributi Inps agli imprenditori che assumono a tempo indeterminato.

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Il reddito di cittadinanza

L’associazione si dichiara anche favorevole all’introduzione di misure di contrasto alla povertà nelle famiglie a rischio, come il Reddito di inclusione sociale (400 euro mensili) e il reddito di cittadinanza (sussidio massimo di 780 euro). Non solo. È necessario riprendere una politica industriale per il Sud. Come? Innanzitutto creare corsie preferenziali per le imprese meridionali nell’accedere al Fondo italiano di Investimenti e al credito all'export. Inoltre, rafforzare i poli tecnologici e gettare le basi per una maggiore facilità di accesso al credito per le imprese meridionali.

Energie rinnovabili

E poi non lasciarsi sfuggire le potenzialità dell’energie rinnovabili: l’associazione propone un progetto per una Napoli geotermica e carbon free. La Campania, ad esempio, conta 98 pozzi geotermici e 56 sorgenti, di cui rispettivamente 69 e 32 nell’area metropolitana di Napoli (Fonte: Cnr). Si potrebbero sostituire le caldaie tradizionali con pompe di calore geotermiche per il riscaldamento degli edifici della città. il risparmio sarebbe di circa 660 euro l’anno per famiglia, con un impatto annuo sul Pil napoletano dell’1,4%.

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Una leva per uscire dal “sottosviluppo permanente” potrebbe venire dalle rigenerazione dei porti, istituendo per quello di Gioia Tauro una Zona economica speciale.

Industria culturale

Infine, non è da sottovalutare l’impatto sull’economia meridionale della cosiddetta industria culturale. Con il rafforzamento delle politiche di valorizzazione del settore (finanziato con in fondi strutturali e non solo) si potrebbero creare 200 mila posti di lavoro.

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