Latam - la compagnia aerea più importante dell'America latina - ha deciso di sospendere, temporaneamente ma a tempo indeterminato, tutti i suoi voli da e per il Venezuela. A pochi giorni da una decisione in tal senso della tedesca Lufthansa - e dopo analogo provvedimento di Air Canada e della compagnia di bandiera italiana Alitalia - abbandona Caracas anche il colosso dei cieli, frutto della fusione tra la cilena Lan (Línea aérea nacional) Airlines, e la brasiliana Tam (Transporte aéreo Marília) linhas aéreas.

Copa e Avianca resistono

Si tratta della prima compagnia importante nell'Area, ad annunciare una simile misura; mentre continuano a operare sul Paese caraibico sia la panamense Copa (Compañía panameña de aviación), sia la colombiana Avianca (Aerovías del continente americano). Quelle citate sono tra le poche compagnie straniere che - pur con frequenze ridotte - continuano a collegare la capitale venezuelana con altre mete latinoamericane.

E tutto ciò, nonostante il debito ingente che il Governo mantiene sia con questi, sia con altri vettori stranieri. Va precisato tuttavia che il comunicato emesso da Latam non ha comunque fatto riferimento a questo debito, come causa della sospensione del collegamento aereo; si è preferito, infatti, parlare del "complesso scenario macroeconomico che attraversa la Regione". Il documento precisa che il "Venezuela è un mercato importante", e quindi ci s'impegnerà a lavorare "per riprendere le operazioni a breve, sempreché le condizioni globali lo permettano".

Il provvedimento ha effetto immediato per la rotta che collega San Paolo in Brasile a Caracas; mentre altre linee - come quelle versoLima, la capitale del Perù e Santiago del Cile - saranno sospese solo dalla fine di luglio.

Il problema del debito

Insomma, la grave crisi politica ed economica del Paese sudamericano porta - insieme a minacce di golpe - a un progressivo isolamento aereo. I vettori che hanno interrotto i voli da e per la Nazione - tra cui la Tiara air di Aruba - l'hanno fatto per via del debito dell'Esecutivo Maduro, che impedisce, di fatto, alle imprese di trasporto straniere di rimpatriare i guadagni ottenuti in Venezuela.

Già nel 2003 il Governo di Caracas - come scrive il quotidiano "El País" - aveva emanato rigide norme valutarie: le entrate in divisa locale delle imprese straniere, potevano essere esportate dal Venezuela, solo dietro autorizzazione di una specifica autorità governativa. Il processo - pur tra lentezze e difficoltà burocratiche - è riuscito a funzionare sino al 2012; ma da quell'anno - per via del problema di liquidità nella Nazione bolivariana - i pagamenti si sono in sostanza bloccati.

Da circa quattro anni l'Amministrazione venezuelana ha consentito solo liquidazioni in forma parziale, per il lucro di aziende straniere; poi negli ultimi mesi la situazione è anche peggiorata, e - almeno nei confronti delle imprese aeree - si è scelta la via del 'default'.

Traffico aereo: per il 2016 si prevede un calo del 50 per cento

Secondo l'International air transport association (Iata), il debito di Caracas verso le compagnie straniere supererebbe i 3,7 miliardi di dollari, mentre i round negoziali tra l'Amministrazione e i vettori esteri non hanno sinora dato esito.

E inoltre, secondo la stessa Iata, il 2015 ha fatto segnare un calo del 35%, nella vendita dei biglietti aerei internazionali da e per il Venezuela. E, come non bastasse, per l'anno in corso si prevede una nuova contrazione, pari al 50 per cento.

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