La Commissione economica per l'America latina e i Caraibi (Cepal), ha pubblicato i nuovi dati semestrali - per nulla promettenti - sulla crescita di quest'anno del Latino America. Il prodotto interno lordo (PIL) - nel Subcontinente - calerà quest'anno dello 0,8%, trascinato in basso dal crollo delle economie sudamericane, in primis dalle recessioni di Venezuela e Brasile.

Il rapporto dell'organo delle Nazioni unite - divulgato a Santiago del Cile - fa riferimento a un comportamento eterogeneo, tra vari Paesi, e le distinte Aree.

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Si segnala che i punti di debolezza derivano dalla diminuzione del commercio estero - in particolare delle esportazioni - e dal raffreddamento della domanda interna, conseguente alla paralisi degli investimenti domestici. Risultato? Per il 2016 si teme un'impennata della disoccupazione urbana, che avrà effetti (tragici) immaginabili. Numeri ben diversi (e questa volta positivi) giungono dai mercati finanziari - si noti la forte crescita, da inizio anno, della Borsa di San Paolo - ma è l'economia reale, quella che qui interessa.

 

Il crollo del PIL in Brasile e Venezuela

 

Il PIL di Caracas quest'anno retrocederà dell'otto per cento, causa la crisi politica, il calo del prezzo del greggio, e la siccità. L'economia verde-oro - la maggiore in America latina - farà registrare una contrazione del 3,5, (alcuni istituti limitano il calo del tessuto produttivo a quota 3,2, ma si tratta dei soliti zero virgola). Ampio lo spazio che l'organismo dedica al Gigante sudamericano, che si appresta ad affrontare una nuova battuta d'arresto dopo la brusca frenata - pari al -3,8% - del 2015.

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Le difficoltà economiche «si sono aggiunte alla crisi politica, col Congresso che ha cessato di sostenere il Governo, e con le svariate denunce contro i partiti e i singoli politici, per corruzione e finanziamenti illeciti alle campagne elettorali». Si ricorda come la produzione industriale del 2015 sia crollata del 9,7%, e che anche il settore commerciale ha subito una caduta con pochi precedenti (-8,9%). Il report Cepal segnala che dopo il cambio della guardia al Planalto «i vari elementi della domanda non mostrano che si sia per il momento intrapresa la via della crescita».

La crisi non risparmia l'Argentina, per cui si pronostica - in termini di PIL - un sonoro -1,5 per cento. Secondo lo studio Cepal, le nuove politiche del Governo di Mauricio Macri non avrebbero innalzato il livello degli investimenti. Pessime notizie anche dall'Ecuador, ove il crollo dei prezzi delle commodity energetiche sarà la causa principale del -2,5% del PIL 2016.

 

PIL, le buone notizie

 

Non mancano tuttavia dei Paesi che continueranno il trend di crescita: qui le economie locali hanno saputo profittare non solo del calo dei costi petroliferi, ma anche del boom delle rimesse dall'estero.

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Economie ormai mature come quelle di Cile, Colombia e Perù vedranno un incremento - rispettivamente - pari a 1,6%, a 2,7 e 3,9: decisiva, la crescita del commercio estero e della domanda interna. Un discorso analogo vale per Bolivia e Messico: +4,5 e +2,3, secondo la relazione della Cepal. I segni del boom si notano tuttavia in alcune aree dell'America centrale e dei Caraibi: il balzo della Repubblica dominicana, pari al 6%, è sorprendente, e capace anche di superare il tasso di Panama, del 5,9, (una Nazione, quest'ultima, che da anni ha abituato a progressi da Tigre asiatica). Sono importanti infine anche i segni più fatti segnare da Nicaragua (4,5%), Guatemala (3,5), e Honduras (3,4).