Nel 2018 Goldman Sachs Group Inc. sposterà personale e operazioni finora a Londra in uffici già esistenti (e che saranno ampliati) o da realizzare all’interno dell'Unione Europea. Nei piani preannunciati dal corresponsabile della banca d’investimenti, Richard Gnodde, la sede di Milano figura accanto a quelle di Madrid e Parigi tra quelle interessate da questi spostamenti, la cui entità, destinazione e ripartizione (quanti dipendenti, quali attività, in quale città) saranno definite compiutamente nel corso di quest’anno, sempre a detta di Gnodde.

In pole position per accaparrarsi la fetta migliore del trasloco appare comunque Francoforte, dove secondo alcune voci Goldman Sachs sposterebbe il suo quartier generale europeo e un migliaio di dipendenti oggi in servizio lungo le rive del Tamigi.

All’origine della decisione della banca americana vi è l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, rispetto alla quale la riallocazione delle attività oggi svolte a Londra è stata descritta da Gnodde come l’acquisto di una polizza assicurativa: 'Speri che non dovrai usarla, ma se lo fai, sei contento di averlo messo in atto'.

La Brexit sancisce per la piazza finanziaria di Londra la perdita dell’automatismo che all’interno dell’Unione garantisce la libera circolazione dei capitali e a fronte dell’incertezza sulle trattative per concordare modalità e contenuti dell’addio inglese dalla Ue e della lunghezza dei tempi di tali trattative (fino a 2 di discussioni, secondo quanto sanciscono le regole europee in proposito), Goldman Sachs non è l’unica grande banca ad aver pensato ad una ricollocazione di uffici e attività, con possibili ricadute positive anche per Milano (interessata invero soprattutto sottrarre a Londra l'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, così da creare un polo medico-farmaceutico nel quale dovrebbe figurare anche la cittadella della salute in progetto a Sesto San Giovanni, a ridosso del capoluogo).

Le stime del think tank Bruegel, secondo il quale l’esigenza di mantenere un agevole accesso ai circuiti dei capitali in seno alla Ue potrebbe comportare per la City la perdita di 10mila posti di lavoro nelle banche e di altri 20mila nei servizi finanziari, hanno trovato conferma indiretta nelle dichiarazioni di diversi colossi bancari.

HSBC Holdings Plc ha dichiarato tramite il proprio presidente Douglas Flint di avere un progetto per mille trasferimenti a Parigi nei prossimi 2 anni, pur preferendo mantenere il personale nel Regno Unito; il ceo di UBS Group AG, Sergio Ermotti, ha paventato 'il rischio che le persone siano costrette a innescare piani di emergenza' ed il suo omologo di Barclays Plc, Jes Staley, ha dichiarato che Barclays sta progettando di incrementare di 150 unità il personale già trasferito a Dublino.

Infine, il direttore generale di Deutsche Bank AG, Sylvie Matherat, ha quantificato in 4000 i posti a rischio nel Regno Unito per quanto riguarda il proprio istituto.