La Rai e Il Canone di abbonamento tornano al centro del dibattito politico - economico. Infatti ieri il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, intervistato da Gianni Minoli a Faccia a Faccia, è tornato a ventilare l'idea di una privatizzazione della Rai con la redistribuzione del Canone a quelle aziende che hanno in cantiere dei progetti di servizio pubblico [VIDEO]. Il ministro ha voluto precisare che si tratta di una sua personalissima idea e che, probabilmente, secondo lui non succederà mai. ma il solo fatto di averla riproposta ha suscitato delle reazioni a livello politico, segno che non sia poi tanto fuori dalla realtà. Vediamo, quindi, su quali basi potrebbe poggiare una simile riforma della Tv di Stato, quanto è fattibile e che tipo di resistenze può incontrare.

Il pensiero di Calenda

Molti politici, secondo il ministro, si divertono a fare i critici televisivi, ma al contribuente che paga il Canone Rai non interessa assolutamente nulla se la Tv appartiene allo Stato o ad un soggetto privato. Quindi chi offre il servizio è irrilevante, ciò che conta sono i contenuti del servizio stesso. Di conseguenza, il Canone a suo modo di vedere dovrebbe essere dato a aziende e imprenditori che mettono in piedi progetti di servizio pubblico.

Le reazioni politiche

Anche se, ha ribadito Calenda, questa è una sua personalissima idea, la replica non si è fatta attendere. Dal palco della Leopolda il sottosegretario Antonello Giacomelli ha criticato l'uscita del ministro dello sviluppo economico. Il sottosegretario ha voluto ribadire il cruciale ruolo di servizio pubblico che, soprattutto in questa fase, soltanto la Rai può garantire.

Ha, inoltre, affermato di essere personalmente contrario a tutte quelle dismissioni o privatizzazioni che hanno ad oggetto assetti strategici. Anzi, ha posto l'accento sull'operazione del Canone in bolletta [VIDEO] che, oltre a combattere l'evasione, ha consentito, a suo modo di vedere, di dare alla Rai autonomia finanziaria e liberare risorse del mercato per gli editori privati. Ma la proposta di Calenda, anche se non proprio originale, è fattibilissima.

La Rai senza Canone. ecco come

Alla base di tutto potrebbe esserci un sistema di aste competitive, come accade ora con le frequenze radio per la telefonia, in cui i vari operatori televisivi offrirebbero contenuti in linea con gli standard del servizio pubblico al prezzo più conveniente. In questo modo lo Stato potrebbe decidere di usare gli introiti del Canone per finanziare la proposta più economica. In questo modo ad un costo decisamente inferiore si potrebbero ottenere due risultati contemporaneamente. Avere un servizio pubblico fornito da più player di mercato ad un costo nettamente inferiore. E privatizzare effettivamente la Rai Tv. Inoltre, si darebbe certezza agli italiani di come viene utilizzato realmente quello che pagano e, probabilmente, avrebbero fine molte clientele. Ma, forse, come dice Calenda non succederà mai.