Dalla sinistra e dal partito democratico sono arrivate pesanti critiche sulla reale efficacia della riforma quota 100, cavallo di battaglia della campagna elettorale del governo Lega-M5S. A confronto dunque sono finiti i punti deboli di quota 100 [VIDEO] e quelli della riforma Fornero, già individuati da Boeri in Parlamento due anni fa.

Le considerazioni del Partito Democratico

Alle critiche mosse dall'economista e politico del Pd Tommaso Nannicini si sono aggiunte quelle del collega Edoardo Patriarca, senatore del partito democratico, che sul suo profilo Facebook ha giudicato negativamente il decreto che ha introdotto il reddito di cittadinanza e quota 100.

Dopo esser stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale al decreto n. 4/2018 del gennaio 2019 e dopo aver ricevuto 149 voti favorevoli, 110 contro e 4 astenuti, la riforma quota 100 è diventata legge, ma i militanti del partito dell'ex-premier Matteo Renzi non sono per niente convinti della fattibilità di tale riforma. "Fornero rimane intatta nella sua struttura", queste le parole del senatore Petriarca, secondo il quale infatti la riforma non si discosterebbe molto rispetto alla Fornero (per questo non si potrà mai raggiungere il cambiamento promesso dall'attuale governo).

Per il democratico inoltre con quota 100 si creerà un dislivello di trattamento economico tra i dipendenti della pubblica amministrazione ed i dipendenti di aziende private. Questi infatti rispetto ai primi hanno carriere contributive più deboli e percepiranno una pensione più bassa. Altro punto del decreto, criticato su facebook dal senatore del PD, è l'eventuale carenza di personale che verrà causata da tutti i pensionamenti dei prossimi anni grazie a quota 100 [VIDEO]: "Nella PA probabilmente mancherà personale nella sanità e nella scuola con il turnover bloccato per tutto il 2019".

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Le carenze della riforma Fornero

Gli errori commessi con la legge Fornero e taciuti dall'U.E. sono stati messi in evidenza dall'ex ministro del centrodestra Maurizio Sacconi e dall'ex presidente dell'INPS Tito Boeri. Entrambi gli economisti hanno demolito la riforma Fornero partendo proprio dai costi della stessa che sono stati a carico dei cittadini italiani. Per Sacconi la perdita totale derivante dalla riforma è stata di oltre 20 miliardi di euro, ma già due anni fa Boeri parlava in parlamento di oneri superiori ai 34 miliardi di euro tra costi reali, amministrativi, di organizzazione e tutti gli altri valori come Ape.

Oltre al sacrificio economico legato ai costi i cittadini italiani hanno dovuto subire negli ultimi anni anche il blocco delle assunzioni, con un conseguente aumento della disoccupazione giovanile e della povertà e l'aumento statistico di infortuni e morti sul lavoro, probabilmente legati all'età avanzata dei lavoratori, che si sono ritrovati costretti a produrre fino a 67 anni.

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