I Nutella Biscuits Ferrero, difficili da trovare sugli scaffali dei supermercati al loro esordio, hanno scatenato gli esperti di marketing nello studio del fenomeno dei biscotti alla Nutella. La domanda è se un solo biscotto al cioccolato, apparentemente non troppo dissimile da altri dello stesso segmento, possa scatenare una shopping fever di tale portata, quale quella dei nuovi biscotti Ferrero. La risposta è sotto gli occhi di tutti: all'inizio rari da acquistare nella grande distribuzione a fronte di una fortissima richiesta dei consumatori, ma onnipresenti sul web grazie ad una strategia di vendita azzeccatissima.

Tanto che gli esperti del settore adesso si domandano se sia stata una magistrale manovra di marketing da parte dell'azienda piemontese o, più semplicemente, una imprevedibile e generosa dose di fortuna!

Nutella Biscuits Ferrero: il marketing della scarsità

Quello che è chiaro è che di Nutella e di Nutella Biscuits ne è pieno il web. Nei gruppi di settore così come sulle principali piattaforme social, i Nutella Biscuits sono diventati l'oggetto del contendere, l'interrogativo che toglie il sonno la notte, un caso di studio da tesi di laurea. Non si parla d'altro, in pratica, che non dei biscotti Ferrero.

Sotto la lente di ingrandimento, la vera e propria "tattica" con cui i biscotti sono stati distribuiti al loro lancio.

La prima tranche di distribuzione dei biscotti Ferrero è stata inferiore alla richiesta dei consumatori, tanto da risultare difficili da trovare e scatenando reazioni diverse tra i Nutella addicted. C'è ci ha parlato di bagarini tipo concerto di Vasco Rossi e in molti, tra i professionisti del marketing, si sono espressi in commenti, polemiche, plausi e ammirazione.

Fabio Bergamo, digital manager partenopeo e addetto ai lavori ha pubblicato un post di Linkedin chiedendosi se quello dei biscotti Nutella sia stato un "piano geniale o un successo inatteso". Una domanda capace di ottenere in pochissimo tempo quasi diecimila reazioni, oltre cinquecentomila views e più di trecento commenti.

Con una risposta d'eccezione, quella di Alessandro d'Este, alla guida di Ferrero Italy.

Il titolare dell'agenzia di comunicazione EssereQui ha analizzato la situazione notando che, pur trattandosi "solo" di biscotti, i Nutella Biscuits sarebbero stati in grado di "scatenare scene da mercato nero post-bellico: bagarinaggio, prezzi triplicati, dinamiche da psicosi". Dieci anni di studio e 120 milioni di euro investiti per generare il biscotto dell'anno che avrebbe generato a sua volta una sorta di "sindrome da accaparramento" in grado di colpire gli abitanti dello stivale, letteralmente innamorati di un prodotto iconico e tutto italiano.

Nutella Biscuits, prodotto iconico e tutto orgogliosamente italiano

La Ferrero, infatti, è quasi una rarità tra le grandi realtà aziendali che hanno scelto di non delocalizzare, ma di rimanere in Italia, più precisamente ad Alba, tra le ridenti colline delle Langhe ricoperte di noccioleti (la nocciola tonda gentile trilobata è tipica del territorio) e vigneti doc.

Fabio Bergamo incalza con una riflessione disarmante. In fondo, alla Ferrero, sarebbe bastato davvero poco per distribuire più confezioni all'inizio. Ma non l'ha fatto. Perché? "Hanno avuto la bravura di farsi desiderare, come una sposa all’altare" - chiosa su Linkedin il boss della digital agency del Golfo del Vesuvio. Si chiama "marketing della scarsità" ed è strategia ben nota a chi si occupa professionalmente di strategie di vendita e di pubblicità.

La risposta è arrivata da Alessandro d'Este, ceo di Ferreo Italy, che ha precisato come la Ferrero stia "assistendo a una domanda che è quasi doppia rispetto all’atteso". Tra il bacio della dea bendata, un ottimo marketing o una richiesta sottostimata il dubbio rimane. Ai fortunati consumatori di Nutella Biscuits l'ardua sentenza.

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