Dopo oltre undici ore di confronto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, non è stato raggiunto un accordo per la sottoscrizione del protocollo d’intesa sulla crisi Natuzzi. L’intesa mirava al rilancio industriale del gruppo. Nonostante l’azienda avesse accolto quasi tutte le richieste delle parti sociali, l’intesa non si è concretizzata. La sottosegretaria Fausta Bergamotto ha definito il mancato accordo un’occasione persa.

Vertenza Natuzzi: la posizione dei sindacati e le mobilitazioni

Le organizzazioni sindacali hanno espresso profonda insoddisfazione, dichiarando il fallimento del tentativo governativo di raggiungere un protocollo condiviso.

Ignazio Savino, segretario generale della Fillea Cgil Puglia, ha spiegato che l’intesa non è stata raggiunta poiché Natuzzi "non ha inteso ricercare soluzioni alternative". Savino ha ribadito l’inaccettabilità di ipotesi che prevedano la chiusura di stabilimenti, la riduzione dei livelli produttivi o lo spostamento all’estero delle produzioni. La salvaguardia del gruppo Natuzzi non può avvenire a scapito della presenza industriale e del sacrificio dei lavoratori. La Fillea Cgil Puglia ha richiesto un vero piano industriale, con impegni chiari su investimenti, volumi produttivi, occupazione e futuro degli stabilimenti. Di fronte a scelte ritenute inaccettabili, Savino ha annunciato la disponibilità a riattivare le mobilitazioni a tutti i livelli.

La vertenza Natuzzi, ha concluso, riguarda il futuro di centinaia di lavoratori e la tenuta di un intero distretto produttivo, che non può essere impoverito da nuove chiusure e delocalizzazioni.

Il mancato accordo al ministero è un momento cruciale per Natuzzi, gruppo italiano leader nell’arredamento, coinvolto in un percorso di composizione negoziata della crisi. Il confronto prosegue con forte preoccupazione per l'occupazione e la produzione del gruppo, in un settore strategico per la Puglia e l’industria italiana dell’arredamento.