Il 14 settembre 2026, la seduta di Wall Street ha preso il via a New York in territorio decisamente negativo, con i principali indici azionari statunitensi che hanno registrato perdite significative fin dalle prime battute. Il Dow Jones Industrial Average ha ceduto lo 0,27%, attestandosi a 52.427,36 punti. Ancora più marcato il ribasso per il Nasdaq, che ha segnato un calo dell’1,28% scendendo a 25.996,95 punti. Anche lo S&P 500 non è stato esente da flessioni, perdendo lo 0,77% e posizionandosi a 7.599,62 punti nella prima rilevazione della giornata.

L'andamento degli indici all'apertura

L'avvio delle contrattazioni ha delineato un quadro di debolezza generalizzata per il mercato azionario statunitense. Il Nasdaq, indice che raggruppa un elevato numero di titoli tecnologici, ha evidenziato la flessione più consistente, superando l'1% di perdita. Il Dow Jones ha mostrato una contrazione più contenuta, mentre lo S&P 500 si è collocato in una posizione intermedia tra i due, confermando un'apertura in calo per tutti e tre i barometri economici. I valori registrati all'inizio della giornata, rispettivamente 52.427,36 punti per il Dow Jones, 25.996,95 punti per il Nasdaq e 7.599,62 punti per lo S&P 500, hanno fissato il punto di partenza di una seduta che si preannunciava complessa.

Fattori di pressione: titoli AI e prezzo del petrolio

Il contesto di mercato è stato influenzato da diversi fattori. In particolare, i titoli legati all'intelligenza artificiale hanno registrato una significativa flessione sui mercati globali. Questo movimento discendente è giunto in seguito agli appelli di importanti leader del settore, che hanno sollecitato un rallentamento nello sviluppo di questa tecnologia per ragioni di sicurezza. Tale dinamica ha pesato in modo particolare sul Nasdaq, data la sua forte esposizione ai comparti tecnologici. Un esempio evidente è il calo del 3,4% registrato da Nvidia, una delle aziende di riferimento nel settore.

Parallelamente, un ulteriore elemento di pressione è giunto dal mercato delle materie prime, con il prezzo del petrolio Brent che ha subito un notevole rialzo.

Il greggio è salito del 4,3%, raggiungendo quota 109,12 dollari al barile. Questo incremento è stato collegato alle crescenti tensioni in Medio Oriente e a problematiche emerse su un oleodotto saudita. Il rincaro dell'energia ha riacceso le preoccupazioni sull'inflazione e ha alimentato le attese di un possibile intervento della Federal Reserve, con un potenziale aumento dei tassi di interesse, aggiungendo incertezza al quadro economico generale.