L'economista premio Nobel Philippe Aghion è intervenuto al Festival nazionale dell’Economia civile di Firenze il 3 ottobre 2026 con un'intervista video, ponendo al centro del suo discorso il cruciale rapporto tra crescita economica, qualità della vita e mobilità sociale. Aghion ha chiaramente affermato che «il Pil non è un fine in sé: cerchiamo la crescita della qualità della vita, e molte cose il Pil non le cattura».

Nel suo intervento, l’economista ha evidenziato la mobilità sociale come un fattore determinante per valutare le condizioni economiche e sociali di una nazione.

Ha collegato questo concetto alla povertà e alla disuguaglianza complessiva, spiegando che la mera presenza di ricchezza non costituisce un problema intrinseco, a patto che non si traduca nell'esclusione di coloro che sono privi di opportunità. Aghion ha sottolineato: «che ci siano dei ricchi non è un problema, l'importante è che non ci siano poveri».

Il Pil: uno strumento utile con limiti evidenti

Aghion ha tracciato una distinzione fondamentale tra il valore del Pil come strumento economico e i suoi limiti come indicatore della qualità della vita. Per illustrare questo punto, ha richiamato l'esempio del trattamento di alcuni tumori: in passato, gli interventi chirurgici erano la norma, mentre oggi, in determinati casi, si ricorre all'assunzione di pillole.

Questo tipo di miglioramento, pur avendo un impatto significativo sulla vita delle persone, non si riflette nelle metriche del Pil.

Nonostante queste limitazioni, l'economista ha precisato che il Pil mantiene la sua utilità. Ha correlato la crescita economica alla capacità di finanziare servizi e politiche pubbliche essenziali. A tal proposito, ha citato il caso della Francia, indicando come un incremento di mezzo punto percentuale nella crescita possa sostenere, ad esempio, un sistema sanitario migliore o l'implementazione della flexsecurity, entrambi elementi che comportano costi e richiedono risorse disponibili.

Rendite, innovazione e ostacoli alla concorrenza

Affrontando il tema delle rendite, Aghion ha operato una distinzione tra rendite buone e rendite cattive.

La ricchezza generata attraverso l'innovazione rientra nella prima categoria, poiché permette a chi la realizza di prosperare economicamente. Diversa è la situazione in cui tale ricchezza viene impiegata per ostacolare l'emergere di nuovi talenti o di potenziali concorrenti.

Aghion ha fatto riferimento a scenari in cui imprese consolidate stringono accordi di collusione con il governo, influenzando decisioni politiche e chiedendo di impedire l'ingresso di nuovi attori nel mercato o di limitare la concorrenza, soffocando così l'innovazione e la dinamicità economica.