La Commissione europea ha formalmente invitato il presidente polacco Karol Nawrocki a convalidare la nomina di otto nuovi giudici del Tribunale costituzionale. Questa posizione è stata esplicitata a Bruxelles il 31 ottobre 2026, a seguito di una serie di consultazioni che il presidente ha intrapreso con i rappresentanti dei partiti della maggioranza centrista e dell’opposizione nazionalista. L’obiettivo di tali incontri era individuare una via d’uscita dall’attuale e complessa crisi politica e istituzionale che affligge il Paese.
La Commissione ha sottolineato con fermezza la responsabilità primaria delle autorità polacche nel garantire il corretto funzionamento del Tribunale costituzionale.
Un portavoce della Commissione europea ha ribadito che «Spetta alle autorità polacche garantire che il Tribunale costituzionale possa funzionare». Questo richiamo fa riferimento alla necessità di piena conformità con la Costituzione polacca e al rispetto della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia dell’Unione europea, elementi considerati fondamentali per la stabilità giuridica e democratica.
Il fulcro della nomina dei giudici
La nomina degli otto nuovi membri del Tribunale costituzionale rientra, per espressa previsione costituzionale, nelle competenze esclusive del Sejm, la camera bassa del parlamento polacco. Nonostante ciò, il presidente Karol Nawrocki ha manifestato il suo rifiuto di ratificare la scelta operata dal parlamento.
L’intervento della Commissione europea si inserisce, pertanto, in questo delicato confronto istituzionale tra la decisione parlamentare e il mancato completamento dell’iter di nomina da parte del capo dello Stato, generando un’impasse significativa.
Nel quadro delineato dalla Commissione, il punto cruciale rimane la capacità del Tribunale costituzionale di operare in piena autonomia e secondo le regole costituzionali polacche, in armonia con la giurisprudenza dell’Unione europea. La richiesta rivolta al presidente polacco concerne la sola convalida delle nomine già deliberate dal Sejm e non intende in alcun modo modificare la titolarità della competenza parlamentare sulla scelta dei componenti del Tribunale.
Si tratta, piuttosto, di assicurare che l’organo giudiziario possa svolgere le sue funzioni essenziali senza ulteriori ostacoli.
Il contesto di una crisi istituzionale decennale
Il conflitto in atto sul Tribunale costituzionale polacco si inserisce in una più ampia e profonda controversia istituzionale che si protrae da oltre un decennio. Questa crisi ha avuto inizio nel 2015, con una marcata competizione tra i partiti PO e PiS riguardo alla nomina di cinque giudici. Da allora, si sono susseguiti cambiamenti di legge controversi, contestazioni sullo status dei giudici in carica, accese controversie sull’indipendenza dell’istituzione e, in alcuni casi, il boicottaggio di decisioni fondamentali, minando la fiducia nel sistema giudiziario.
Dopo il significativo cambio di governo avvenuto nel 2023, la nuova coalizione guidata da Donald Tusk ha cercato attivamente di ripristinare la piena funzionalità e l'indipendenza dell'istituzione, con l'obiettivo di risanare il Tribunale costituzionale. La persistente riluttanza del presidente Karol Nawrocki a convalidare le nomine dei nuovi giudici, tuttavia, continua a rappresentare un ostacolo significativo a questo processo, prolungando una situazione di incertezza che incide profondamente sulla certezza del diritto e sulla separazione dei poteri in Polonia.