Le proteste di agricoltori e autotrasportatori stanno generando significative tensioni nella rete distributiva di ortofrutta e pesce in Italia. Il 23 ottobre 2026, si registrano ritardi e carenze sui banchi dei mercati del Nord Italia, con criticità particolarmente accentuate per le forniture provenienti da Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Questa situazione incide pesantemente sulla disponibilità dei prodotti nei mercati all’ingrosso, interessando sia il comparto ortofrutticolo che quello ittico.
A mitigare parzialmente l'impatto di queste difficoltà contribuiscono le giacenze di prodotti locali e a media-lunga conservazione.
Tra questi si annoverano mele, pere, cachi, melograni, susine e castagne. Nonostante il sostegno offerto da tali scorte, si osservano lievi aumenti nei prezzi, pur mantenendo un riferimento al rapporto qualità-prezzo nei mercati all’ingrosso, come rilevato in questo periodo di criticità.
Mercati ortofrutticoli: disponibilità e andamento dei prezzi
Nel dettaglio del comparto ortofrutticolo, il mercato delle mele si mantiene stabile. La varietà annurca campana è quotata a due euro al chilogrammo, mentre la Fuji dell’Emilia-Romagna oscilla tra 1,75 e 1,80 euro al chilogrammo. Le Golden e Renetta del Trentino si attestano intorno a 1,90 euro al chilogrammo. L'arrivo di temperature più fresche ha stimolato la domanda di cachi e melograni: i cachi sono indicati tra 1,50 e due euro al chilogrammo, mentre i melograni non superano i 2,30 euro al chilogrammo.
Le castagne mostrano un rialzo dei prezzi rispetto all'anno precedente, dovuto a una diminuzione della produzione complessiva, con quotazioni che variano tra 2,50 e 4,50 euro al chilogrammo a seconda del calibro. Nel settore degli ortaggi, la contrazione dell’offerta siciliana rappresenta un fattore di peso, influenzando la disponibilità di prodotto. Tuttavia, le temperature miti persistenti favoriscono il mantenimento di alcune coltivazioni estive, come zucchine e ortaggi a foglia, anche nelle regioni settentrionali, garantendo così l'approvvigionamento delle città del Nord e del Centro con prodotti di origine locale.
Il settore ittico: costi, fermo biologico e offerta ridotta
Il settore ittico è caratterizzato da una riduzione delle uscite in mare delle grandi imbarcazioni a traino, una conseguenza diretta degli elevati costi del carburante.
Questa minore attività di pesca comporta una significativa contrazione dell’offerta di diverse specie ittiche. A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge il fermo biologico attualmente in vigore nel Tirreno, che limita ulteriormente la disponibilità della pesca costiera.