L'uscita della Grecia causerebbe uno shock all'eurozona ma è difficile che un evento del genere possa provocare una crisi sistemica come quella avvenuta nel 2012 o la conseguente estromissione di un altro Paese. Il suo impatto sugli altri Paesi membri, in sostanza, sarebbe limitato e non sistemico. E' quanto riferisce l'agenzia di rating Fitch in tema di Grexit, come chiama l'eventuale uscita della Grecia dall'euro.

L'agenzia ammette che, pur non prevedendo uno scenario caratterizzato dall'uscita della Grecia dall'euro, permane il rischio che avvenga finché si tengono negoziati nel dettaglio e il governo di Atene è spinto a mantenere l'appoggio interno per l'accordo da raggiungere.

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Il parere dell'agenzia Fitch, comunque sia, è che nel tempo l'eurozona ha innescato meccanismi di stabilizzazione utili a smorzare l'effetto contagio e a impedire la fuga dai titoli sovrani che potrebbe portare al default.

Oltretutto, rispetto al 2012 la preoccupazione per la solvibilità dei Paesi dell'euro zona è minore. "E' improbabile una reazione a catena a partire dall'uscita della Grecia fino allo sgretolamento del blocco" dichiara l'agenzia Fitch.

L'uscita della Grecia dall'euro potrebbe senza dubbio produrre un default su una parte del debito greco ma, al tempo stesso, dimostrerebbe che, per essere membri affidabili della moneta unica, "occorre accettare politicamente un piano di bilancio restrittivo e riforme impopolari". In più, conclude l'agenzia di rating Fitch, c'è la possibilità che l'uscita della Grecia dall'euro favorisca un rafforzamento delle istituzioni dell'eurozona e, di conseguenza, dell'unione monetaria europea. L'agenzia conferma inoltre che l'accordo del mese scorso rappresenta un progresso importante nel corso delle trattative.

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Il vero neo è che i pochi vincoli imposti ad oggi da entrambe le parti potrebbero tuttora causare incomprensioni a livello politico.

Le analisi effettuate dall'agenzia Fitch arrivano in concomitanza con l'imminente riunione che avrà luogo lunedì 9 marzo, giorno in cui l'Eurogruppo dovrà valutare le proposte di riforme riguardanti 6 punti del governo greco. Se si arrivasse ad un determinato accordo, ci sarebbe la possibilità di uno sblocco dei finanziamenti, almeno per una parte dei 7,2 miliardi di euro previsti a favore di Atene. Sempre il 9 marzo prenderà il via il programma di acquisti di titoli di Stato dell'eurozona indetto dalla Bce dal quale la Grecia è stata esclusa.