Nelle scorse ore il primo ministro greco Alexis Tsipras ha polemizzato contro i suoi omologhi di Spagna e Portogallo. L'accusa rivolta a Mariano Rajoy e Pedro Passos Coelho è l'aver costruito un'asse che ha fatto naufragare il possibile accordo sulla decurtazione del debito greco con l'Eurogruppo, favorendo una soluzione dannosa per la Grecia: "si tratta di un piano volto ad indebolire, rovesciare o costringere il nostro governo a una resa incondizionata" ha dichiarato il leader di Syriza nei giorni scorsi.

Durissima è stata la replica del primo ministro spagnolo, che senza mezzi termini ha rigettato al mittente le accuse di esser la causa della frustrazione del popolo greco e di aver ostacolato in qualche modo l'accordo che avrebbe ridato fiato alle casse pubbliche elleniche.

Tsipras, si sa, è al centro delle polemiche in patria: a lui nei giorni scorsi sono state rivolte le accuse di essere un "venditore di illusioni" e di essersi genuflesso alla Troika, sfavorendo il piano di restyling del welfare e delle politiche economiche espansive contenute all'interno dell'agenda di Salonicco. Un piano da 22 miliardi che prevedeva tra le altre cose l'aumento del salario minimo a 760 euro e il reintegro di tutte i licenziati del comparto pubblico durante le sforbiciate manovrate dalla Troika durante gli ultimi anni.

"La colpa delle frustrazioni del popolo greco - ha sentenziato Rajoy - è della sinistra radicale greca che ha promesso delle cose che sapevano di non poter mantenere, come è stato dimostrato".

Un'accusa che stuzzica non poco nell'orgoglio il leader di Syriza, che in questi giorni si sta preparando ad avviare una serie di aiuti umanitari verso trentamila famiglie rimaste senza energia elettrica in casa perchè non in grado di pagare le bollette.

Più diplomatica è stata la risposta portoghese, che attraverso le vie diplomatiche ha negato di aver in qualche modo agevolato il mancato accordo tra Atene e Bruxelles.

La polemica tre di quei paesi che con disprezzo vengono chiamati P.i.g.s. (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) è una rarità nella politica europea. Mai infatti si era verificato uno scontro così duro e diretto tra i leader di due paesi dell'Eurozona. Secondo alcuni esperti questa sortita celerebbe il tentativo di Tsipras di voler favorire la salita delle forze euroscettiche nella penisola iberica, utile per i nuovi accordi di luglio. 

Nel prossimo mese di maggio, infatti, sia gli spagnoli che i portoghesi saranno chiamati a scegliere i nuovi parlamenti.

In Spagna la composizione del nuovo Senado e del Cogreso de los Diputados è molto incerta e ogni voto sarà importante per decretare chi tra il Partito Popolare dell'attuale premier Mariano Rajoy e il partito euroscettico Podemos riuscirà a spuntarla. I sondaggi danno i due partiti più o meno alla stessa soglia di preferenza, con un trend favorevole per Podemos, dato in salita. Stesso discorso può esser fatto per Passos Coelho. In Portogallo la destra è attualmente al governo ma nei sondaggi è sfavorita sui diretti rivali socialisti per la conquista di Palacio Nacional de Belem. Difficile che in caso di vittoria socialista il portoghesi si allineeranno a Tsipras, ma certamente se le due canccellerie di stampo conservatore cadranno la Merkel e Juncker avranno due frecce in meno da scagliare all'ombra del Partenone.