Il golpe militare ai danni del presidente Erdogan è fallito. Si ipotizza che quest'ultimo voglia portarne a termine un altro, personale, con l'ausilio di leggi più dure. Il tutto, con il pretesto di difendere la democrazia. Tali informazioni sono state ricavate dalla troupe del TG5 dopo una serie di interviste in Turchia. Per il golpe mancato sono state arrestate migliaia di persone, tra i quali poliziotti, magistrati e militari ritenuti responsabili del tentato colpo di stato.

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Una notizia rilevante è che Erdogan sarebbe intenzionato a riportare nel paese la pena di morte se il parlamento voterà a favore. Il presidente, in caso di voto positivo, ha riferito: "Darò il mio assenso". 

L'intervista ad Hayat TV

Hayat TV è una delle ultime emittenti indipendenti rimaste in Turchia.

La prova sta nelle pressioni ricevute dal governo negli ultimi mesi. Prima le multe, poi le minacce (sempre più esplicite) di chiudere la redazione. Per questo negli uffici del canale televisivo, stanno sorgendo timori fondati. Ossia, che la campagna di arresti intrapresa nelle caserme e nei tribunali dalle autorità turche dopo il golpe mancato, possa arrivare presto anche qui. Il caporedattore di Hayat TV ha dichiarato durante un'intervista al TG5: "Se il golpe dei militari avesse avuto successo, adesso saremmo in una situazione molto pericolosa. Questo però non autorizza Erdogan ad instaurare un regime fascista. Il golpe sta divenendo un pretesto per alzare il livello della repressione, il potere di Erdogan cresce ed il nostro futuro è in pericolo".

Pena di morte? Niente UE

Europa ed USA stanno osservando, con particolare apprensione, quanto sta avvenendo in Turchia.

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Bruxelles ha chiesto di rispettare lo stato di diritto. Angela Merkel ha minacciato di chiudere i negoziati per l'ingresso del paese nell'Unione Europea. Questo però nel caso in cui Erdogan decidesse (come pare abbia intenzione di fare) di riportare la pena di morte nel suo paese. E' stato il presidente stesso a proporre il dibattito e per il momento non è parso essere intimorito dalle parole del cancelliere tedesco. Intanto, continua la caccia ai cospiratori, iniziata tra le strade di Istanbul la notte del mancato golpe, quando giovani (ed inesperti) militari, sono morti linciati dai sostenitori del leader turco.