Ogni divorzio ha conseguenze emotive, legali e finanziarie. Le trattative tra i coniugi possono essere lunghe, aspre, snervanti. E quando si comincia a discutere di soldi, il disastro è sempre dietro l'angolo. Il divorzio tra Gran Bretagna e Unione Europea non fa eccezione. Nonostante i negoziati per la Brexit non abbiano ancora preso il via, gli animi sono già abbastanza accesi da entrambe le parti e parole grosse, non sempre mitigate da diplomazia come ci si aspetterebbe nei rapporti tra stati, sono già volate. Ma ora la situazione rischia di diventare ancora più complicata, perché, come in tutti i divorzi che si rispettino, si comincia a parlare di denaro.

Per essere precisi, di una montagna di denaro: tra i 42 e i 50 miliardi di sterline (più o meno tra i 50 e i 60 miliardi di euro). A tanto ammonterebbe la cifra che il Regno Unito potrebbe essere costretto a pagare da qui al 2020 per onorare gli impegni finanziari presi con l'Unione Europea.

Impegni presi prima della Brexit

A dirlo non sono anonimi funzionari di qualche ufficio di Bruxelles o sconosciuti professori di qualche centro studi, ma autorevoli esponenti della UE. Su tutti, il francese Michel Barnier, che ha appena ricevuto dal Consiglio d'Europa l'investitura ufficiale a capo della delegazione UE al tavolo delle trattative per la Brexit. E a ribadire il concetto è stato il ministro della Repubblica Ceca per l'Europa, Tomas Prouza. Entrambi sostengono che tra budget, pendenze pensionistiche relative agli impiegati dell'Unione di cittadinanza britannica e pagamenti per il rimborso di garanzie su prestiti vari, il governo di Sua Maestà Elisabetta II potrebbe trovarsi nella scomoda posizione di dover racimolare una barca di soldi.

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Il che sarebbe in aperto contrasto con la promessa, fatta in sede di campagna referendaria dai fautori dell'addio all'Unione, che i miliardi risparmiati uscendo dalla UE sarebbero stati impiegati in patria, magari per finanziare il disastrato sistema sanitario (NHS) com'era scritto sul bus che ha portato Boris Johnson e compagnia cantante in giro per il paese.

Londra: “Cifra che non esiste”

Ovviamente, gli euroscettici duri e puri hanno accolto la notizia con sdegno e si è subito scatenato il fuoco di fila di accuse all'indirizzo della malvagia Europa. Il citato Prouza, però, ha cercato di mettere le cose in chiaro: “Questi sono conti che la Gran Bretagna si è già impegnata a pagare - ha dichiarato in un'intervista a Sky News -. Parliamo di pagamenti per il budget su cui il Regno Unito si è espresso a favore e di pensioni per i cittadini britannici che lavorano per l'Unione. Ci aspettiamo che vogliano onorare gli impegni presi. Sarà una delle prime questioni sul tavolo”. La prima risposta di Downing Street è stata abbastanza vaga: “Rispetteremo i nostri impegni finché saremo membri dell'Unione, ma dopo la separazione si dovranno trovare nuovi accordi” ha detto in sintesi un portavoce del governo.

Ma ieri è arrivata una presa di posizione decisamente meno accomodante. “I negoziati non sono ancora cominciati e quindi la cifra di cui si parla non esiste - hanno rilanciato da Londra -. Come hanno i nostri rappresentanti a Bruxelles l'altra sera, questa è una delle tante questioni che dovremo affrontare in sede di trattative”.