Venerdì 11 ottobre, a Bruxelles, Michel Bernard Barnier ha raccontato ai giornalisti di aver avuto un incontro costruttivo con Stephen Barclay, Segretario di Stato inglese per l'uscita dall'Unione europea. In questo frangente ha invitato alla calma e ha detto di essere pazienti, perché la trattativa per la Brexit è piuttosto tortuosa, un po' come scalare una montagna. Tuttavia, quando gli è stato chiesto se la cima sia più o meno vicina, ha preferito non rispondere.

In realtà le prospettive non sembrano affatto rosee, infatti alcune fonti diplomatiche hanno definito la Brexit un "tunnel" dal quale al momento si fa fatica a vedere la luce.

Al momento risulta piuttosto difficile che si possa trovare un accordo entro il 31 ottobre, data che dovrebbe sancire l'uscita del Regno Unito dall'UE.

Ricordiamo che Barnier è un politico francese di lungo corso, avendo iniziato la sua carriera fin dagli anni '70. Il suo curriculum vanta diverse cariche importanti sia in patria che per le istituzioni europee, per le quali è negoziatore per la Brexit dal 2016.

Brexit, il tempo sta quasi per scadere

Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, ha detto che le ultime trattative non garantiscono alcuna certezza di successo e ha sottolineato che il tempo ormai è quasi giunto al termine. Nonostante ciò, è necessario continuare a lavorare fino all'ultimo giorno utile.

Venerdì 11 ottobre, da Nicosia, ha fatto sapere di aver ricevuto segnali promettenti dal primo ministro irlandese, aggiungendo che le trattative tecniche stanno procedendo.

Il politico polacco ha anche spiegato di aver informato il primo ministro britannico Boris Johnson in un colloquio precedente che, in mancanza di una proposta credibile da Londra entro venerdì, avrebbe dichiarato al summit dei leader dell'UE del 17-18 ottobre che sarebbe praticamente impossibile siglare un'intesa.

Brexit: Scozia e Nord Irlanda potrebbero lasciare il Regno Unito

La Brexit rischia di mettere fine al Regno Unito così come lo conosciamo. Infatti c'è la possibilità che Scozia e Irlanda del Nord, in caso di uscita senza accordo dall'Unione europea, indicano dei referendum circa la rispettiva permanenza all'interno dell'UK.

Il 23 giugno del 2016 - contrariamente a quanto avvenuto in Inghilterra e Galles - sia la Scozia che l'Irlanda del Nord si schierarono per il remain rispettivamente con il 62% e il 55,78%.

La questione irlandese è particolarmente delicata, poiché la valuta corrente all'interno del Paese è l'euro. Di conseguenza, un'eventuale uscita senza accordi potrebbe portare all'introduzione di barriere doganali e restrizioni da ambo le parti. Mary Lou McDonald, esponente del partito di sinistra Sinn Féin (attivo in entrambe le Irlande) teme che un no deal possa mettere a rischio anche i rapporto con l'Eire. Un'eventualità, questa, da evitare assolutamente, anche a costo di sancire l'addio al Regno Unito.

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